Il premier ungherese Victor Orban sul tema dei migranti in una lettera, firmata dal gruppo dei paesi aderenti al V4, al premier Gentiloni dove consiglia di chiudere i porti per arginare il fenomeno migratorio dal Mediterraneo. Questo il senso della lettera scritta dai leader del gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il premier ungherese infatti ritiene che il problema deve essere risolto in Libia e per farlo non esclude anche l’intervento dei militari.

Così dopo la richiesta del Ministro degli Esteri austriaco Kurz all’omologo italiano Alfano di bloccare i migranti nelle isole italiane, in particolare a Lampedusa, per evitare il loro arrivo in Europa centrale arriva una surreale richiesta da parte dei leader del gruppo Visegrad, formazione che tanto ricorda l’impero asburgico di 200 anni fa.

Il contenuto della lettera indirizzata all’Italia è stata anticipata dal premier Orban in un’intervista radiofonica dove dice: “se non verranno chiusi i porti ai migranti il problema diventerà ingestibile, dato che tedeschi e austriaci chiuderanno presto le loro frontiere. Il flusso immigratorio deve essere fermato in Libia” così quando il giornalista sottolinea la mancanza di un potere che possa gestire la situazione in Libia e collaborare con l’Unione Europea dichiara “Penso ad azioni militari”.

L’Unione Europea proprio nei confronti di alcuni paesi aderenti al V4 (Slovacchia, Polonia e Ungheria) ha attivato una procedura di infrazione per essersi sottratti agli impegni assunti nel 2015 per l’accoglienza di una quota di richiedenti asilo per alleggerire il peso dell’emergenza sostenuto da Italia e Grecia. L’affermazione dell’Austria, che non è stata colpita dal procedimento di infrazione UE, è vista dall’Europa come una posizione politica utile per confermare l’influenza di Vienna sui paesi del V4.

Il rapporto OIM “La tratta di esseri umani attraverso la rotta del mediterraneo centrale” sottilena nel frattempo che il numero di potenziali vittime dello sfruttamento sessuale è aumentato del 600% in tre anni.