Le premesse per un accordo tra Turchia e membri dell’Unione Europea al vertice sulla questione migranti che si è aperto da poco sembrano essere buone, per quanto non semplici da concretizzare.

Il premier di Ankara Ahmet Davutoglu si è detto molto ottimista, ma ha tenuto a far sapere che le posizioni del suo Paese in merito non sono frutto di calcoli volti a ottenere vantaggi ma di oculate riflessioni. Molto meno conciliante invece l’apporto distanza del presidente Tayyip Erdogan, che ha intimato all’Europa di non imporre decisioni alla Turchia quando lei stessa non è in grado di gestire la crisi migratoria.

Dall’altra parte della barricata, per così dire, si trovano Donald Tusk, presidente del Consiglio UE, Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, e Mark Rutte, premier dell’Olanda attualmente alla Presidenza UE. Il terzetto è stato incaricato dai 28 dell’Europa di condurre le trattative con la Turchia, dopo aver delimitato strettamente i margini di manovra e le eventuali concessioni da elargire.

Sul piatto c’è anche la questione dell’entrata della Turchia in Europa, sulla quale permangono ancora molti dubbi, espressi eloquentemente da François Hollande: “Anche se capiamo la volontà della Turchia di difendersi dal terrorismo non accetteremo alcun compromesso suidiritti umani e sulla libertà di stampa”.

Dal canto suo Davutoglu, affermando che “per noi aiutare i rifugiati non è una questione di mercanteggiamento ma di valori, di valori umanitari ed europei” non ha perso l’occasione per ricordare come siano già stati accolti 2,7 milioni di migranti “senza assistenza significativa di nessuno“.

A preoccupare la Turchia c’è la rassicurazione sui 3 miliardi chiesti per continuare l’opera di accoglienza e per l’appunto I parametri per l’adesione all’Unione Europea, attualmente vincolata alla ferrea opposizione di Cipro; preme anche l’allargamento ad altre nazionalità, oltre a quella siriana, della protezione da garantire ai migranti sbarcati in Grecia.

La questione principale sul tavolo delle discussioni è quella dei rimpatri. Dovrebbero infatti essere riaccompagnati a casa tutti coloro che irregolarmente sono arrivati dalla Grecia alla Turchia, mentre verranno esaminate una a una le domande d’asilo avanzate dai rifugiati sbarcati sulle isole greche.