Nella giornata di oggi hanno trovato attuazione per la prima volta gli accordi tra Turchia e Unione Europea in merito ai migranti.

Le forze dell’ordine di Lesbo, isola dell’arcipelago greco meta di moltissimi sbarchi, hanno infatti radunato immigrati e potenziali rifugiati per imbarcarli sulle prime navi dirette in Turchia: si tratta dei primi rinvii che hanno come obiettivo quello di limitare la circolazione degli immigrati in Europa.

Le prime informazioni che arrivano da Lesbo parlano di circa 135 persone scortate sui traghetti messi a disposizione dagli agenti di Frontex, l’agenzia europea che ha come compito quello della protezione delle frontiere. La meta finale dell’imbarcazione è Dikil.

Non sono mancati scontri e le misure di sicurezza impiegate sono state imponenti. Solo alcune ore prima nell’isola di Chio la polizia ha fronteggiato un nutrito gruppo di residenti che protestavano contro l’operazione, che nel luogo ha interessato circa 66 persone.

Tra i tanti presenti anche la sezione greca di Amnesty International, rappresentata da Giorgos Kosmopoulos, che ha spiegato le ragioni delle dimostrazione: “Questo è il primo giorno di tempi molto duri per i diritti dei rifugiati. Nonostante le gravi lacune legali e la mancanza di un’adeguata protezione in Turchia, l’Ue sta andando avanti in un accordo pericoloso.”

In totale sarebbero circa 4mila i migranti che vengono trattenuti sulle isole greche dal 20 marzo, data in cui è entrato in vigore l’accordo. Secondo le informazioni dei responsabili del comitato di crisi dei rifugiati del governo le persone sinora imbarcate sarebbero tutte provenienti dal Pakistan. A quanto pare però non esiste al momento un calendario per l’operazione ed è ipotizzabile che ci vorrà molto tempo per esaminare tutte le domande di asilo.

Come si ricorderà Ankara si è impegnata a gestire migranti e rifugiati arrivati clandestinamente in Grecia; con un rapporto 1:1 l’Unione Europea dovrebbe invece prendersi cura dei rifugiati siriani che negli ultimi mesi sono sbarcati in Turchia. Nell’accordo è compreso anche il versamento di 6 miliardi di euro come risarcimento per l’operazione, nonché l’accelerazione delle pratiche per l’ingresso della Turchia nel’Unione Europea e l’eliminazione della necessità del visto per i viaggiatori turchi.