Le tragedie che si sono consumate sui gommoni in mare e a bordo dei camion della speranza, i nuovi sbarchi in Italia e in Grecia e l’afflusso di migranti nell’Europa orientale, hanno spinto l’Unione Europea a correre ai ripari per arginare l’emergenza immigrazione.

Il nuovo piano migranti allo studio della Commissione Europea bacchetta proprio i Paesi dell’Est Europa, restii ad accettare le quote obbligatorie di profughi da ospitare nel loro territorio. Gli stati membri che non accetteranno di accogliere i migranti incorreranno in multe. Le sanzioni, molto salate, comminate dall’UE agli stati che si rifiutano di accogliere i profughi confluiranno in un fondo speciale che risarcirà i Paesi più aperti all’accoglienza.

La Commissione Europea sta inoltre lavorando alla sospensione del trattato di Dublino per garantire una distribuzione più equa dei profughi tra i vari stati membri. L’attuale norma prevede infatti che i profughi vengano accolti come rifugiati nel Paese in cui sbarcano. Una clausola che sta ovviamente penalizzando i Paesi, come l’Italia e la Grecia, più esposti geograficamente ai flussi migratori.

L’UE intende procedere a una redistribuzione dei 40 mila migranti da accogliere in territorio europeo capace di bilanciare gli oneri tra i diversi stati membri. Il piano sull’immigrazione approvato nel mese di luglio verrà cestinato. L’accordo prevedeva l’accoglienza dei profughi non obbligatoria. Di fronte ai nuovi sbarchi e alle migliaia di profughi che premono per entrare in Europa occidentale il meccanismo di volontarietà evidentemente non può funzionare.

Paesi dell’Est Europa fanno fronte comune contro la redistribuzione dei migranti

Il nuovo piano UE per l’immigrazione verrà presentato e discusso l’8 settembre. Lo scontro si preannuncia durissimo. Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, infatti, sono contrarie alla redistribuzione delle quote migranti. Ma l’incontro tra il premier ungherese Viktor Orban e il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker, in programma per oggi, potrebbe rompere il fronte compatto dei Paesi dell’Est Europa, vincendo le reticenze.