È un’importante conferma per il principio di ridistribuzione dei migranti richiedenti asilo in Europa, quello affermato dalla Corte di giustizia della Ue: i giudici hanno infatti respinto i ricorsi di Ungheria e Slovacchia.

I due Paesi infatti si sono fatti promotori del movimento di protesta contro la procedura sin dal 2015, quando avevano votato, insieme a Romania e Repubblica Ceca, contro la misura temporanea.

Oggi i giudici hanno stabilito che “il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015” e quindi si tratta di un procedimento da accettare in toto come essenziale per la salvaguardia dell’Unione Europea.

Appoggiato anche dalla Polonia, il ricorso aveva addotto come motivazioni sia errori di ordine procedurale sia scarsa idoneità quale risposta alla crisi migratoria.

Il commissario Ue Dimitris Avramopoulos ha commentato con soddisfazione la sentenza: “La Corte di giustizia Ue ha confermato la validità dello schema dei ricollocamenti. È tempo di lavorare nell’unità e attuare in pieno la solidarietà.”, mentre il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha avuto parole più incisive, considerando la pressione che l’Italia sta affrontando in questi ultimi mesi: “La solidarietà non è a senso unico. Ora bisogna andare avanti con i ricollocamenti e con le procedure d’infrazione”.