L’accordo siglato dall’Unione Europea con la Turchia, costato 3 miliardi di euro, non servirà a fermare la tratta dei migranti. I trafficanti non si sono lasciati scoraggiare dall’impraticabilità del varco greco, causata dai maggiori controlli di Ankara. Le nuove rotte puntano ad aprirsi un varco in Europa approdando in Puglia, Calabria e Sicilia.

I trafficanti hanno organizzato nuovi esodi di massa con partenze dai porti di Smirne, Antalya e Bodrum. Gli scafisti, di nazionalità turca o ucraina, fanno entrare i migranti in Italia a bordo di yacht, barche a vela e piccole imbarcazioni che battono bandiere straniere. Gli sbarchi avvengono nelle località turistiche del Sud Italia, dove le imbarcazioni che battono bandiera straniera sono comuni ed è più facile eludere i controlli.

Negli ultimi 60 giorni le autorità costiere italiane hanno registrato due sbarchi a Santa Maria di Leuca, nel Salento; due in Calabria, a Capo Spartivento e a Capo Colonna; due in Sicilia, a Portopalo di Capo Passero e a Vendicari, in provincia di Siracusa. In soli due mesi i migranti approdati in Italia percorrendo le nuove tratte sono stati oltre 400.

Le autorità italiane sono preoccupate per questo “salto di qualità” dei trafficanti, perché tenere sotto controllo tutte le barche a vela che transitano nei nostri mari è certamente più difficile che individuare un peschereccio malandato o un gommone stipato di migranti.

C’è da dire che a poter usufruire di queste traversate, nettamente più comode e sicure, sono soltanto i profughi che dispongono di buone disponibilità economiche. Un viaggio a bordo di una barca a vela può costare 13 mila euro. A bordo delle imbarcazioni ci sono skipper professionisti. I migranti, dopo essere entrati regolarmente in Iran o in Turchia via aerea, aspettano a Istanbul in comode abitazioni la data della partenza verso la Somalia. Da qui poi partiranno per l’Italia, senza rischiare di venire percossi e tenuti in ostaggio come avviene in Libia.