Dopo le accuse ricevute da diversi leader italiani ed europei di non fare abbastanza per affrontare l’emergenza immigrazione a livello comunitario, l’UE si avvia verso una risoluzione decisiva. Mercoledì prossimo la Commissione Europea dovrebbe infatti approvare l’Agenda sull’immigrazione introducendo l’obbligo di asilo politico europeo per tutti gli Stati membri. I Paesi dell’Unione Europea dovranno accogliere i migranti sul loro territorio, diminuendo la pressione sulle nazioni più esposte geograficamente ai flussi migratori come l’Italia e la Grecia. Ogni Stato membro dell’UE28 dovrebbe accogliere un numero di migranti prestabilito dalla Comunità Europea nei suoi centri di accoglienza.

L’iter per l’approvazione delle nuove politiche europee sull’immigrazione potrebbe però rivelarsi più tortuoso del previsto. Molti commissari UE hanno espresso infatti scetticismo sull’obbligo di asilo politico europeo per tutti gli Stati membri. Qualora la normativa dovesse passare l’esame della Commissione Europea,  spetterebbe poi al Consiglio Europeo e al Parlamento di Strasburgo approvarla. Ma c’è già chi preannuncia battaglia, come il premier ungherese Viktor Orban:

Senza le regole cattive dell’UE, che noi pensiamo di non rispettare in futuro, saremo capaci di difendere i cittadini ungheresi da questo male. È un’idea folle quella di far entrare da qualche parte gli immigrati, e poi dividerli fra i Paesi dell’Unione. Io mi opporrò.

Nelle scorse settimane l’UE aveva vagliato un’altra ipotesi per affrontare l’emergenza immigrazione,  invocata anche dalle autorità italiane: effettuare un’operazione di polizia internazionale in Libia, sotto l’egida dell’ONU, per impedire nuove partenze su gommoni fatiscenti ed estirpare alla radice il racket dei migranti. Le autorità libiche ieri hanno ribadito alle Nazioni Unite la loro contrarietà a una simile opzione. Ibrahim Dabbash, ambasciatore libico alle Nazioni Unite ha mostrato tutto il suo disappunto:

Non siamo stati nemmeno consultati. Il miglior modo per risolvere l’emergenza sbarchi è di armare il governo di  Tobruk, l’unico riconosciuto a livello internazionale.

Nell’Agenda sull’immigrazione si parla poi di aiuti economici al Sudan, all’Egitto, al Ciad e al Niger, Paesi di transito sul percorso dei boss che gestiscono il racket dei migranti. Le autorità locali riceverebbero fondi per operazioni di pattugliamento e controllo delle frontiere, volte a intercettare i camion pieni di migranti e a rispedirli indietro, impedendo che raggiungano le coste libiche per imbarcarsi.