Le autorità di Milano sono impegnate nel difficile tentativo di offrire accoglienza agli oltre 3300 migranti che sono attualmente presenti nel capoluogo lombardo.

La situazione è prossima al collasso, come fanno notare i gestori dell’hub di via Sammartini visitato dal prefetto Marangoni e dall’assessore alle Politiche Sociali Majorino: nel weekend i locali gestiti da Progetto Arca e Avsi, adibiti a ospitare 150 persone, hanno dovuto contenerne il triplo, ovvero 450.

Si sta discutendo in merito alla riapertura del vecchio centro di accoglienza di via Tonale, ma il prefetto ha dovuto incassare il diniego di Grandi Stazioni che ha già un accordo per l’affitto del locale a privati.

Nel frattempo Majorino si è attivato consultando tutti i centri di accoglienza di Milano, che hanno risposto portando la disponibilità di posti a un incremento di 200 letti.

Come sottolinea l’assessore la pressione sul capoluogo lombardo è insostenibile e ora si provvederà a chiedere aiuto anche ai municipi limitrofi: “La nostra città sta facendo un mezzo miracolo, però è pazzesco il modo in cui siamo beffati. Facciamo più degli altri e ce ne mandano sempre di più. Siamo al limite e alla prossima ondata rischiamo di lasciare la gente in mezzo alle strade”.

Sembra invece da archiviare l’ipotesi di un campo base collocato nell’area di Expo. Roberto Maroni ha infatti ribadito che la struttura verrà destinata ad altri scopi, mentre le cooperative che si occupano di accoglienza sperano ancora che il prefetto possa vincere il braccio di ferro con il Presidente della Regione Lombardia, il quale ha ricordato che, dal suo punto di vista, “non sono profughi ma clandestini che vanno rimandati a casa”.

Guai in vista anche per la possibile struttura da aprire in una ex cascina di Magenta, che dovrebbe ospitare fino a cinquanta persone. Nell’area è infatti già presente un dormitorio sul quale sono piovute polemiche e contro il quale ci sono state varie manifestazioni.