Le circostanze della terribile deflagrazione avvenuta in una palazzina di via Brioschi avvenuta il 12 giugno non hanno convinto sin dall’inizio la polizia di Milano, che ha proseguito con le indagini per appurare le responsabilità dell’incidente nel quale erano morte tre persone.

Oggi finalmente le autorità hanno arrivate all’iscrizione del registro degli indagati di Giuseppe Pellicanò, uno dei feriti
nell’esplosione: l’uomo è infatti sospettato di aver manomesso il tubo del gas al fine di provocare il disastro.

A determinare l’accusa una perizia tecnica chiesta dai pm Elio Ramondini e Nunzia Gatto: gli accertamenti effettuati hanno svelato la presenza di impronte e tracce biologiche sul tubo, appartenenti proprio a Pellicanò.

Nell’esplosione era morta la moglie Micaela Masella, di 43 anni, due giovani vicini di casa, Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa, entrambi di 27 ed erano rimaste ferite le due figlie del sospettato.

La più giovane, di 7 anni, ha riportato ustioni su circa il 40% del corpo, in special modo sul viso e gli arti: attualmente si trova ricoverata presso il reparto grandi ustionati del Niguarda di Milano.

Gli accertamenti hanno verificato che l'esplosione è avvenuta a partire dalle tubature dell'appartamento di Pellicanò, ma i rilievi dovranno essere terminati in fretta perché la struttura che sorregge il tetto è seriamente pericolante.

Accusato di strage, Pellicanò deve essere ancora ascoltato dagli inquirenti (essendo ancora ricoverato in ospedale), ma è stato scoperto che l'uomo si trovava in cura presso uno psichiatra a causa di una forma importante di depressione, forse causata dalla decisione della moglie di avviare la separazione.