Le indagini della polizia sulla tragica vicenda del liceale morto a Milano nella notte tra sabato 9 e domenica 10 maggio, durante una gita scolastica, sarebbero arrivate a una svolta.

Domenico Maurantonio, il 19enne padovano, è stato ritrovato senza vita dagli inservienti dell’hotel Da Vinci, luogo scelto per ospitare la classe del Liceo Scientifico Ippolito Nievo di Padova, dopo essere caduto dal davanzale della finestra della sua stanza.

Da allora si sono susseguite le ipotesi più disparate, ma gli interrogatori della squadra mobile di Milano starebbero riportando a galla una verità inquietante quanto banale. Protagonista di una notte ad alto tasso alcolico, forse proprio nella sua stanza, Domenico sarebbe rimasto vittima di un pessimo scherzo, provocato da un compagno che gli avrebbe sciolto del lassativo nella birra.

Il ragazzo, risvegliatosi in piena notte in preda a forti coliche (come avrebbe confermato l’autopsia), privo degli occhiali e scalzo, forse impossibilitato a usare il bagno perché occupato, si sarebbe diretto verso il balcone, da cui avrebbe voluto liberarsi.

Sarebbe del tutto esclusa l’ipotesi di un suicidio o di una caduta accidentale, in quanto l’altezza del parapetto di un metro e 10 non renderebbe possibile uno scavalcamento fortuito. Le analisi mediche hanno però rivelato anche un segno sull’avambraccio del ragazzo morto a Milano, che potrebbe essere compatibile con il tentativo disperato di uno degli studenti, evidentemente fallito, di tirare su Domenico.

Dagli interrogatori che hanno interessato una decina di ragazzi della classe, arrivati a durare persino otto ore, la polizia avrebbe finalmente ricavato nome e cognome del responsabile dello scherzo. Ancora da valutare le possibili accuse di reato, che potrebbero essere quelle di lesioni colpose, morte accidentale per conseguenza di altro reato, omissione di soccorso.

Oggi a Padova si sono svolti i funerali di Domenico alla presenza di una nutrita folla, composta da amici, studenti e genitori. Nei giorni scorsi proprio la madre aveva lanciato un grido d’accusa su Facebook: “Ho affidato il mio unico figlio, sano e in buona salute, all’Istituzione scolastica per un’uscita con pernottamento. Mi verrà riconsegnato, cadavere, fra alcuni giorni“.