Ora che la settimana della moda maschile è giunta al termine è arrivato il momento di un piccolo resoconto. Di fashion week in fashion week mi rendo conto di come sia davvero difficoltoso per me trovare collezioni maschili da apprezzare dall’inizio alla fine: disegnare una collezione vuol dire in fondo ispirarsi a diversi mood, quelli che la moda detta per quel dato periodo dell’anno, e di questo bisogna sempre tener conto.

Per questo è più che normale che ad un tratto si veda sbucare sulla passerella quella “nota stonata” che ci fa pensare: “perché?”, e con la moda maschile, più che con quella femminile, capita spesso e volentieri. Perché sfilano uomini ricoperti da cuoricini, stampe animalier, pellicce, o ancora uomini in gonnella e in corte tutine aderenti in pizzo? Gli stilisti sono artisti e in fondo le sfilate sono spettacoli, ma io preferisco comunque guardare quel lato della moda che mi fa sognare, che mi fa immaginare il mio uomo vestito con lo stesso look che sto vedendo sfilare,  pensando a quanto mi piacerebbe vederlo con quella giacca, quei guanti di pelle, quella valigetta 24 ore.

Per questo ho amato l’uomo d’altri tempi di Daks, in coppola e mantella, i colori caldi e le giacche doppiopetto di Canali e il luxury sportswear di Zegna e Armani: l’impeccabilità senza troppi effetti speciali. Ma ben vengano comunque cuoricini, stampe animalier, pellicce, gonne e  tutine aderenti in pizzo quando questi vanno davvero a soddisfare le esigenze stilistiche di coloro che fanno dell’estrosità il loro punto di forza. E poi che siano sempre gli uomini a scegliere come vestirsi, per carità.

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