Difficile comprendere quanto sia masochista l’italiano medio.

Vedere Pompei che cade a pezzi e fregarsene, parlare sempre e comunque delle località estere come il paradiso, comprare brand di multinazionali che sfruttano i bambini nei Paesi del terzo mondo invece di acquistare il made in Italy (perché tanto, diciamolo tra noi, potete parlare di made in Italy quanto volete, ma se non lo comprate i discorsi sono a zero).

In poche parole: farsi del male.

Stamattina l’ennesimo caso: Milano ha rifiutato di ospitare la mostra ”La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré“, organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato e dalla Fondazione Gianfranco Ferré, attualmente in corso a Prato.

Motivo? Il marchio Ferré non è più italiano, in quanto è stato acquistato dal Paris Group di Dubai e l’azienda ha mandato a casa tutti i dipendenti, è in difficoltà economiche. 

A me vengono i brividi solo a scriverle queste cose, a riportarle, a metterle a conoscenza di chi ha a cuore la creatività e il know how italiani.

Vengono i brividi vedere come le sorti economiche di un’azienda vengano confuse con la storia che un marchio e di un genio creativo come Gianfranco Ferré ha regalato al nostro Paese: una storia fatta di sudore, passione, amore per il proprio lavoro e collaborazioni con i più grandi nomi internazionali del fashion system.

Una mostra che dovrebbe essere portata immediatamente a Milano, oggi 27 Maggio 2014 (ve lo ricordo perché diventerà una data tristemente storica) è stata snobbata dal consiglio direttivo della Camera della Moda Italiana che, a mio avviso, dovrebbe invece incentivare questo tipo di attività soprattutto quando si tratta di mostri sacri come Ferré.

Se non siamo noi stessi a supportare la diffusione di know how di questo tipo, chi volete che lo sia? Come sempre ci vergogniamo di essere italiani, di guardare a casa nostra, di quello che sappiamo fare noi. E solo noi.

E penso a Londra e alla mostra “The Glamour of Italian Fashion” e alla miriade di iniziative sparse per il mondo che celebrano continuamente la maestosità del nostro Paese nel settore moda. E mi sento parte di un branco di vermi che non sono capaci di guardare a due passi dalle loro case perché sempre invidiosi di ciò che avviene fuori.

No, non ci meritiamo tutto quello che abbiamo.

Il tam tam di sdegno e disgusto per questa decisione è partito, ma solo nei profili e negli smartphone dei veri italiani.

Perché i veri italiani sono quelli che si indignano per qualcosa che viene tolto all’Italia intera e per qualcosa dove c’era scritto Italia e ora non c’è più.

E voi che italiani siete?

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