La Digos di Milano ha iscritti nel registro degli indagati dieci uomini sospettati di essere i responsabili del rogo dello stabile di via Adriano avvenuto lo scorso 4 settembre: la palazzina che prese fuoco era nota come rifugio abituale per stranieri, e già da tempo era stato al centro di polemiche per la situazione di degrado che la circondava.

I dieci denunciati, perquisiti dal personale della questura, sarebbero tutti residente del quartiere, incensurati. Il sospetto è che abbiano dato fuoco allo stabile con delle taniche di benzina, in quello che è stato definito come un raid punitivo che fortunatamente non ha provocato vittime, non essendo nessuno presunto al momento della spedizione.

Un’azione che, come ammesso dai soggetti indagati per incendio doloso e detenzione illecita di materiale esplodente, sarebbe nata in maniera spontanea, tramite il passaparola e la comune frequentazione di un bar.

A provocare il gesto la frustrazione e il risentimento per la situazione di degrado della zona e per l’aumento di crimini attribuiti agli occupanti della palazzina (scippi, vandalismo, minacce), con la punta massima rappresentata dal caso di stupro avvenuto nel mese di agosto di cui fu vittima una 25enne della zona.

Tra i dieci indagati anche un sudamericano, descritto come “integrato” dagli abitanti del quartiere Adriano, circostanza che confermerebbe la natura trasversale e non-ideologica del raid punitivo, per il quale finora non è stata avanzata l’ipotesi dell’aggravante del razzismo.