Sembra essere in pericolo la Marcia contro i muri che dovrebbe svolgersi a Milano nella giornata di domani. Nonostante il recente accordo raggiunto dalla Prefettura sull’accoglienza dei profughi, pensa infatti il caso dell’aggressione avvenuto ieri in Stazione Centrale.

Figlio di un tunisino e di un’italiana, un ventenne ha colpito con un coltello un poliziotto e due militari che lo avevano fermato per un controllo. Il presidente della Regione Roberto Maroni, della Lega Nord, ha chiesto di “annullare la marcia pro-immigrati per il rispetto dei feriti: si tratta di un episodio gravissimo che dimostra come siano assolutamente necessarie le operazioni di controllo della criminalità come quella di qualche settimana fa”.

A fargli eco anche Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia: “Chi marcia per l’accoglienza e chi si lamenta dei blitz ha ricevuto una risposta molto chiara. La cronaca dei fatti chiede da chi amministra concretezza e buon senso. La realtà batte la propaganda”.

E non poteva esimersi neanche Matteo Salvini, già in prima linea durante le operazioni di identificazione del 2 maggio, il quale ha definito i partecipanti alla manifestazione complici dei criminali: “E quelli del Pd soni ignoranti e complici, razzisti con gli italiani. Altro che blitz: servono controlli via per via ed espulsioni di massa”.

Dall’altra parte della barricata il sindaco Beppe Sala, che ha ribadito la mancanza di connessione tra i due eventi: “Questo fatto increscioso non cambia il nostro modo di pensare, ma ci spinge a essere ancora più attenti in ogni momento sui temi della sicurezza”. Ma l’ultima parola sembra spettare a Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare, che assicura: “La marcia anti-razzista non è minimamente in discussione. Non se ne parla nemmeno di disdirla”.