Nell’ennesima camera di hotel, l’altra sera, facendo zapping, mi sono fermata a guardare gli Mtv EMA 2013 in diretta da Amsterdam. Mi sintonizzo all’incirca durante l’assegnazione del premio alla “Best Female 2013” e ruotano in sequenza estratti di cinque videoclip di artiste femminili: Miley Cyrus, Lady Gaga, Kate Perry, Selena Gomez e Taylor Swift. Pochi istanti in cui se avessi tolto l’audio avrei semplicemente visto delle ragazze seminude che ballano, ammiccano alla telecamera, leccano martelli o si strusciano su di un muro.

Vince Katy Perry, ma tutti non riescono a togliersi dalla testa Miley Cyrus che si esibisce con un body anni ’80 inguinale: “Performance notevole” penso (potete guardarla qui). Bella voce, immagine stravolta rispetto a chi la ricorda nei panni di Hannah Montana, ma ci sta, le persone crescono e ci vuole una svolta soprattutto in determinati ambienti.

Il video del suo singolo We can’t stop ha fatto parlare un bel po’: lei sul letto che sinuosa si muove, lingue in vista, lecca lecca che vengono adorati, insomma, un inno alla sex image. Così come nel video di Wrecking Ball in cui in un completino bianco di intimo basico sfoggia un fisico perfetto, per poi essere nuda sospesa, sensualissima nel leccare un martello. Svolta sexy, ammiccante, provocante di una ragazza che di talento ne ha da vendere. Ero piccola quando Madonna faceva parlare di sé creando un bel frastuono per quell’immagine di bella e dannata.

Oggi ormai non ci stupiamo più: Miley Cyrus è solo l’ultima di una lunga lista di chi ha usato la sua fisicità e il suo atteggiamento per costruirsi una carriera, e c’è stato chi, a volte, il talento nemmeno lo aveva. Ma proprio perché quest’ultimo c’è, c’è ancora bisogno di voler stupire a tutti i costi?

Un’altra regina dei nostri tempi è Lady Gaga, le cui trasformazioni sono note a tutti. In Italia c’è chi ha fatto storia con la sua immagine: dalle ragazze dei Drive In, alle ragazze Cin cin, ancora Non è la Rai etc… Corpi che si dimenavano in balletti e mossette, ma alle volte lasciavano spazio anche a capacità come ballo, canto, recitazione…

Se guardo la TV di oggi, e i media in generale, trovo il dibattito sul corpo delle donne vera ipocrisia. Si prova a far cambiare qualcosa, ma tutto resta li, fermo, invariato.

Tornando alla nostra ex protagonista della Disney, c’è chi trova imbarazzanti le foto che ha fatto con il fotografo Terry Richardson (potete guardare qui gli scatti): a me fanno sorridere. Interpreto quelle foto come quando da piccoli per sentirci grandi si dicono le prime parolacce, o per far capire che siamo donne abbiamo bisogno di metterci un paio di tacchi, un rossetto rosso e una minigonna. L’arte è arte, e quando si è a certi livelli si ha anche una “responsabilità morale” verso il proprio pubblico. Non so l’età dei fans della Cyrus, ma credo che ci siano molti adolescenti tra di loro. Io davanti allo specchio imitavo Ambra, chissà quante vorranno essere come lei.

La sua immagine ha coinvolto anche il parere del nostro Presidente del Senato Piero Grasso che ad Istanbul in occasione del convegno sul femminicidio invita i giornalisti a non pubblicare le foto di Miley Cyrus dichiarando: “Nelle ultime settimane una ragazzina di venti anni, ex star della Disney, ha deciso di conquistare l’attenzione dei media con un balletto e un video molto provocatori e ad alto contenuto erotico. In ogni sito di informazione del mondo abbiamo avuto video e gallerie fotografiche, nell’ordine: del balletto, delle  imitazioni, delle parodie, delle reazioni e delle curiosità, ognuna di queste corredata da immagini esplicite di adolescenti seminude“.

Da una parte il nudo che indigna, dall’altro il nudo che vende. Perché, parliamoci chiaro, una donna ammiccante, erotica, sensuale piace a tutti. Poi c’è il moralismo e quel domandarsi quale sia il confine tra il lecito e il volgare, tra il morale e l’immorale, tra il trash e il cult. Al DailyMail l’artista alle critiche risponde: ”Essere una brava persona non significa stare seduta con le gambe incrociate“.

Io davanti a tutto ciò mi dispiaccio solo di una cosa: che il talento debba sempre essere vittima dell’immagine, arrivare sempre secondo come se al posto di essere un valore aggiunto sia semplicemente un valore complementare.

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