Come ampiamente previsto il decreto Milleproroghe è stato approvato in Senato dopo che il governo vi ha posto la fiducia. 155 i voti favorevoli e 122 quelli contrari.

Dopo un iter travagliato in Camera, dove aveva subito numerose correzioni, il decreto diventa ufficialmente legge. Per quanto contestato per l’estrema eterogeneità dei provvedimenti al suo interno, il Milleproroghe è stato difeso dal viceministro dell’Economia Morando che ha spiegato come rispetto a episodi simili del passato questo sia molto più contenuto.

Rispettata dunque la scadenza del 28 febbraio, data fissata per la sua approvazione definitiva, anche grazie alla fiducia voluta da Renzi, la 49esima del suo mandato: un elemento che molti hanno fatto notare con ironia sferzante.

Tra i punti maggiormente dibattuti del Milleproroghe, che in massima parte si limita a spostare in avanti scadenze e validità di misure già in atto, c’è l’obbligo tassativi per i partiti della presentazione del bilancio entro il 15 giugno, pena il pagamento di una multa di 200mila euro. Il Movimento 5 Stelle, che non si considera un partito, teme l’applicazione della sanzione, nonostante il Pd affermi trattarsi di un invito alla trasparenza come tra l’altro da sempre auspicato dai parlamentari di Beppe Grillo.

Altra norma molto importante è la conferma fino al 31 dicembre di quest’anno del divieto per i possessori di emittenti televisive con più di una rete di acquisire partecipazioni in giornali, quotidiani o periodici, a meno che non siano esclusivamente online.

Dal punto di vista lavorativo è stata confermata l’esenzione dal pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro in caso di un licenziamento dovuto a un cambio di appalto, sempre che siano poi state assicurata l’assunzione presso altri datori. Prorogata per un anno anche l’integrazione salariale pari al 10% usata per coprire il 70% del compenso perso nei contratti di solidarietà.

In ambito giudiziario è stata poi disposta la conservazione per oltre sei mesi dei tabulati telefonici nei casi di reati legati al terrorismo, al contrabbando e all’associazione mafiosa.