2 anni e mezzo di reclusione: questa la condanna definitiva che la Corte di Cassazione ha attribuito ad Augusto Minzolini, riconosciuto colpevole di peculato continuato.

L’ex direttore del Tg 1 e senatore di Forza Italia aveva presentato ricorso dopo la condanna della corte d’appello pronunciata a ottobre del 2014, che aveva ordinato anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. In primo grado invece Minzolini era stato assolto con formula piena.

La VI Sezione Penale della Cassazione ha dunque riconosciuto come veritiere le accuse secondo le quali al tempo del suo incarico in Rai Minzolini avrebbe fatto un utilizzo improprio della carta di credito fornitagli dall’azienda per tutte le spese relative alle sue attività di rappresentanza.

Il dirigente aveva sì fornito le ricevute relative ai suoi pasti, ma non si era premurato di fornire una motivazione per l’importo di 65mila euro risultante alla fine.

Minzolini si è detto sconcertato e ha visto nella condanna una sorta di vendetta politica ordita da forze che vogliono escluderlo dalla cosa pubblica italiana, lamentando anche la particolare entità della pena, a suo dire non commisurata all’ipotetico reato: “Sono allibito. In appello sono stato condannato da un giudice che è stato sottosegretario con i governi Prodi e D’Alema. È come se Prodi o D’Alema dopo aver militato in politica per anni giudicassero Berlusconi. Questo è il sistema giudiziario italiano. Sono stato assolto in primo grado e condannato in appello a una pena maggiore di quella che chiedeva l’accusa. Evidentemente c’è qualcuno che mi vuole vedere fuori dal Parlamento“.

La difesa di Minzolini rispetto alle accuse mossegli – per la quale era stato assolto in primo grado – era che il dirigente non avrebbe avuto consapevolezza di stare utilizzando la carta di credito in modo inappropriato.

Il direttore del Tg 1 ha infatti indicato come in 18 mesi non gli siano mai state contestate le spese cui era andato incontro: un importo che era stato rimborsato di tasca propria, e poi chiesto indietro da Minzolini in un dibattimento civile ancora in corso.