La Legge Severino fa una nuova vittima illustre: Augusto Minzolini. L’ex direttore del TG1, senatore di Forza Italia, ha perso lo status di parlamentare. Lo ha deciso la Giunta per le immunità di Palazzo Madama che a maggioranza ha votato per la cosiddetta “incandidabilità sopraggiunta” nei confronti del senatore Minzolini. La revoca definitiva dello status, che costringerebbe l’ex direttore a lasciare il Parlamento, arriverà dall’aula del Senato nei prossimi giorni.

La vicenda Minzolini

Augusto Minzolini è stato direttore del TG1 dal 2009 al 2011. Durante il suo mandato ha usato la carta di credito aziendale per spese definite “improprie”, per un totale di circa 65 mila euro. L’utilizzo è stato giudicato non giustificato da parte dei vertici aziendali che lo hanno portato in Tribunale con l’accusa di peculato continuo. Minzolini, in primo grado, è riuscito a dimostrare di non essere consapevole dell’uso improprio della carta di credito della Rai a scopi personali, rinenuta una sorta di compensazione per aver fornito la sua opera in esclusiva. Fu infatti costretto a interrompere la collaborazione con la rivista Panorama perché ritenuta incompatibile con i suoi impegni in Rai. Per questo motivo il Tribunale di Roma in primo grado lo ha assolto.

In appello invece il 27 ottobre 2014 il giornalista è stato condannato a 2 anni e 6 mesi. Nel novembre scorso è arrivata la sentenza definitiva della Cassazione che ha confermato la condanna. In base alla Legge Severino un parlamentare che viene condannato a una sentenza superiore ai due anni di carcere per reati intenzionali acquista automaticamente lo status di incandidabile, decade cioè da tutte le sue funzioni pubbliche. La prima vittima illustre del provvedimento è stata Silvio Berlusconi.

La battaglia per restare in Parlamento

Forza Italia si è opposta all’applicazione della Legge Severino a questo caso e ha dato battaglia in Commissione. PD e Movimento 5 Stelle hanno votato per la decadenza, i partiti di centrodestra e la Lega Nord hanno votato contro, ma alla fine la mozione è passata. Minzolini aveva comunque annunciato che, a prescindere dalla decisione della Giunta, si sarebbe dimesso e avrebbe fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per denunciare quella che a suo dire è una vera e propria persecuzione.