Succede anche questo, in un Paese che dovrebbe celebrare la bellezza mediterranea, c’è chi ossessionato dai canoni di magrezza, con potere autoriale nella TV di Stato, esclude le taglie 44 dalla competizione perché considerate troppo grasse. E’ successo nel 2011 quando per la prima volta il concorso di Miss Italia ha dedicato una fascia, quella di Miss Curve d’Italia. Un’apertura, un piccolo segnale che Patrizia Mirigliani voleva dare alle giovani: non siate schiave delle taglie. E così, in questi giorni, la patron della manifestazione si toglie qualche sassolino dalla scarpa.

Quest’anno ci sono anche io come collaboratrice del concorso, e devo dire che certe dichiarazioni mi lasciano un rammarico e una tristezza profonda. Non tanto per le dichiarazioni di per sé  ma per le convinzioni che ci sono in determinati mondi. Se anche la moda si è accorta che là, fuori dalle passerelle, le donne non sono manici di scopa, è possibile che chi lavora per il servizio pubblico può decidere ed etichettare delle ragazze con epiteti come ”grasse”?

E’ l’ignoranza in Italia che ci frega. Nel 2013 dover ancora sentire certi discorsi è avvilente: le forme di razzismo si moltiplicano, e quelle sulla fisicità, in particolare in determinati mondi, le vedo come un regresso. Mi piacerebbe guardare negli occhi questi autori TV e chiedere loro se quando guardano una donna riescono ad andare oltre le misure, o se è la prima cosa che chiedono.

Mi piacerebbe sapere come vivono il mondo femminile, e se sanno quello che dicono. Mi chiedo ancora, come un servizio pubblico, possa decidere cosa è bello e cosa no. Perché cara Mamma RAI, qua fuori con la taglia 44 siamo in tante. Anzi no, ti dirò di più, in Europa siamo più del 60% della popolazione femminile. E se per te siamo grasse, sappi, che è solo un problema tuo.

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