Di lei conosciamo solo il nome Valérie, e la lettera iniziale del cognome M. Lei era la donna più vicina a Charb – il vignettista (e direttore di Charlie Hebdo quando è avvenuto l’attentato) non voleva relazioni esclusive. Lui ha passato con lei anche la sua ultima notte, ed ora la donna ha deciso di parlare con il quotidiano francese Le Parisien, aprendo nuove prospettive sull’attentato alla redazione del settimanale satirico.

Secondo il suo racconto “Charb era alla disperata ricerca di 200.000 euro“, per coprire i buchi più urgenti nelle casse del giornale. Per questo era uscito a cena “con uomini d’affari mediorientali” ed era uscito già a raccogliere metà della somma. Non si sa però dove sia finita questa somma – sempre secondo il racconto di Valérie. E poi c’è il mistero del furto a casa del vignettista nei giorni successivi alla strage: la sua scrivania è stata messa sottosopra e sono scomparsi dei documenti ed un computer.

Ci sono altri elementi da chiarire. La mattina in cui è avvenuta la strage, Charb era in allarme perché quando era sceso a comprare dei croissant, sotto casa aveva visto “un’auto nera con i vetri oscurati“. Intanto in questi giorni è venuto fuori che Amedy Coulibaly, l’attentatore dell’Hyper Cacher, avrebbe ricevuto istruzioni dalla Siria, attraverso un indirizzo di posta elettronica che transitava per gli Stati Uniti – mail letta e subito elimanata. Con una certa abilità chi ha scritto il messaggio ha evitato ogni parola che avrebbe potuto destare i sospetti degli uomini dei servizi.