C’era una volta una ragazzina con un sogno: voler diventare una modella. Georgina Wilkin (nella foto) ha 16 anni quando inizia a muovere i primi passi tra lustrini e passerelle. Come spesso accade si incontrano delle persone nel proprio percorso professionale che dispensano consigli: tu accetti di seguirli, perché ti fidi, perché ha più esperienza, ne sa più di te.

Georgina inizia a dimagrire, sempre più, sempre più. Il suo corpo si trasforma, perde pian piano tutte le sembianze di una donna. Le viene diagnosticata l’anoressia.

Oggi, 23enne, vuole urlare tutta la sua rabbia : “Mi reputo molto fortunata ad essere riuscita a sopravvivere all’industria dell’alta moda” ha detto Georgina. “Quello che mi fa rabbia è vedere che usano modelle, che so per certo, sono affette da disturbi alimentari. Molti fashion brands usano ragazze anoressiche per le loro campagne pubblicitarie e l’unico modo per fermare tutto questo è smettere di comprare i loro prodotti.”

La sua agonia inizia nel 2007 quando entra nel tunnel dei disturbi alimentari. Cinque mesi di cure in ospedale: “Le mie labbra e dita erano blu e il mio cuore stava per cedere perché non era abbastanza forte da pompare il sangue al resto del corpo”. Scampa alla morte, ma non rinuncia al sogno di stare in passerella. Continua la sua carriera e dopo due anni l’anoressia ribussa alla porta della sua vita. Digiuni lunghi anche 48 ore per accontentare quel manager che le diceva che più era magra e più avrebbe lavorato. Mentre racconta la sua storia al Daily Mail la modella è un vortice in piena. Georgina tra moda e anoressia, un destino il suo che accomuna tante.

Una cosa l’abbiamo in comune io e lei: all’inizio del nostro percorso abbiamo incontrato persone che in noi hanno visto un potenziale e ci hanno consigliato di dimagrire. Lei ha ceduto, io ho preferito esser me stessa. Tante volte mi domando se quel giorno non avessi avuto mio padre con me, cosa sarebbe stato. Probabilmente sarebbe andata lo stesso come doveva andare. Io di dimagrire 30 chili non ci ho mai pensato, piuttosto mi son detta: “Mi tengo la mia carne, le mie smagliature, la mia cellulite, la mia ciccia, il mondo della moda può far a meno di me“.

Ora che dal 2007 ci lavoro penso che non cambierei un secondo del mio percorso professionale. Perché quei “manager” che per il dio denaro spingono giovani adolescenti nel tunnel dell’anoressia io li ho visti in faccia. E proliferano, sempre di più. Allora di chi è la colpa? Di un’industria che non vuole donne, ma manichini, o di addetti del settore che non riescono ad imporre ragazze con un minimo di forme? Ma la parola “curve” nella moda è ancora un tabù perché non si deve vedere il corpo, ma il vestito.

E noi donne siamo stanche, sempre di più. E finché c’è chi muore per accontentare questa industria, forse dovremmo iniziare a dire “Basta!”. Iniziare ad urlare sempre più, perché io ho avuto il coraggio di dire :”NO”… Ma ci sono ancora troppe ragazze che per i loro sogni, quel no non riescono a dirlo.

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