La crisi della discografia non colpisce solo gli artisti, ma il mondo della musica in generale.

I giovani musicisti emergenti fanno infatti sempre più fatica a farsi strada all’interno di questo mondo che sembra più concentrato sul guadagno che sull’arte stessa di far musica.

D’accordo è lo stesso Mogol che spiega come la situazione della musica italiana sia “sotto gli occhi di tutti ed è contraddistinta da un alternarsi veloce di artisti che difficilmente lasciano una traccia nel tempo. Il problema è proprio quello della promozione legata più al profitto che alla qualità. L’interesse economico interviene negativamente sulla qualità. Ma non è una cosa che dico io, è una cosa che sta sotto gli occhi di tutti ma che nessuno rileva. Ed è grave perché dalla cultura popolare dipende tutta la cultura di un popolo. È sempre stato così, e se non ne fossi convinto non avrei dedicato un terzo della mia vita alla realizzazione di una scuola di alto livello (il Centro Europeo Toscolano di Avigliano Umbro), una missione dalla quale non ho guadagnato una lira”.

L’attività artistica di Mogol è storica e tutti gli italiani sono consapevoli delle sue doti, ecco perché le sue parole pesano come macigni e dimostrano, ancora una volta, quanto sia difficile in Italia puntare sulla qualità, piuttosto che sulla quantità.