Lo si è detto in tutte le salse, i talent show non sono la soluzione per la crisi della discografia italiana, ma, forse, sono ciò che non aiuta il nostro Paese a dare spazio ai giovani e veri talenti che, perché non promossi dalle major, non riescono a trovare spazio nel mondo della musica.

La pensa così anche Mogol che all’Adnkronos dichiara “gli artisti di una volta lasciavano il segno perché erano frutto di una fortissima selezione da parte del pubblico e dei critici; quelli di oggi sono frutto solo di una promozione particolare che deriva dagli show tv”.

Difficile è dargli torto, soprattutto quando è evidente che in radio passano sempre gli stessi artisti ai quali si aggiungono le meteore passeggere dei talent show.

Interpreti più che artisti che non scrivono canzoni, ma che, forti dei fans club, riescono ad ottenere successo per qualche tempo, prima di finire nel dimenticatoio, “personaggi che reggono sei mesi, un anno o due al massimo e poi magari scompaiono e avanti il prossimo”, afferma Mogol.

E allora che fare?

Secondo Mogol si tratta di “una situazione insovvertibile: purtroppo,nessuna autorità politica dà la giusta rilevanza alla cultura popolare di qualità; nessun governo ha capito la sua importanza”.