Partecipa ma non partecipa. Non si candida al Parlamento, ma potrebbe guidare un governo. L’importante è che sia credibile, e che accetti di proseguire il lavoro da lui cominciato, cioè la famosa “agenda” di impegni che il prossimo governo dovrà prendere per far ritornare il Paese alla crescita.

Il dimissionario presidente del Consiglio, Mario Monti, ha incontrato questa mattina a Roma i giornalisti italiani ed esteri in occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno. Dopo un lungo e articolato discorso, alla domanda che tutti hanno in mente da qualche tempo, cioè se prenderà direttamente parte alla campagna elettorale, candidandosi a guidare una coalizione politica, ha così risposto:

“Non sarò comunque candidato ad un particolare collegio, in quanto senatore a vita. Se una o più forze con credibile adesione a quest’agenda, o a una migliore che mi convincesse, manifestassero il proposito di candidarmi a presidente del Consiglio, valuterei la cosa”.

Dunque il Professore (foto by InfoPhoto) accontenta tutti, ma allo stesso tempo scontenta tutti. Accontenta il Pd, che temeva un concorrente ulteriore per Bersani nella corsa al voto moderato; accontenta Berlusconi e ciò che resta del Pdl, lasciando campo libero al Cavaliere. Scontenta Casini, Montezemolo, Fini, Passera e un altro pezzo del Pdl, i quali tentavano di guadagnare posizioni importanti in Parlamento attraverso un leader quale nessuno di loro riesce ad essere.

Ma, non escludendo un ruolo dopo le elezioni, concede a tutti una scialuppa di salvataggio, e un parafulmine, qualora il voto non riesca ad esprimere una maggioranza solida.

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