Dunque la campagna elettorale ha già fatto la sua prima vittima, dopo l’annuncio di dimissioni da parte di Mario Monti successivamente all’approvazione delle leggi di stabilità e di bilancio. Del resto si trattava di un bersaglio inevitabile. Sembra che anche la data delle elezioni, ormai probabile al 10 marzo insieme alle regionali di Lombardia e Molise (ma non Lazio, che voterà il 3 febbraio), sia un altro successo di Silvio Berlusconi.

Il quale è più combattivo che mai. Ormai quando va a Milanello gli allenamenti della squadra rossonera passano in secondo piano. Oggi ha ripetuto il suo ritornello: “Io non sono mai entrato in una gara solo per avere un buon posizionamento, ma per vincere. Era opinione di tutti che ci volesse un leader come il Berlusconi del ’94. Lo abbiamo cercato, ma “el ghe no”. E poi: “Con grande senso di responsabilità continueremo ad approvare i provvedimenti che sono già in Parlamento, a cominciare dalla legge finanziaria”.

E a proposito di senso di responsabilità, diamo un’occhiata alla seconda vittima di questo Pdl sconcertante, ben più importante di Monti. Infatti intende affossare il decreto che cancella una parte delle province. Uno dei due relatori della legge, Filippo Saltamartini, ha dichiarato all’Ansa che il Pdl porrà al Senato (mercoledì 12) la pregiudiziale di incostituzionalità del decreto. Se la Consulta dovesse dichiararlo incostituzionale, andrebbe riscritto.  Saltamartini ha dichiarato: “Io le avrei abolite tutte, perchè questa storia dell’accorpamento mette in conflitto i territori e non risolve il problema dei costi e della funzionalità”.

Vecchia storia. Dicendo di volere la perfezione, si ha una scusa per lasciare tutto com’è. Che questo decreto sia estremamente pasticciato, è indubbio. Ma 36 province in meno sono sempre meglio che niente. Invece in questo modo, col limitato tempo a disposizione, significa che l’apparato che vive e ingrassa sugli enti inutili ha già vinto. Una cosa di cui ricordarsi al momento opportuno.