La riforma del lavoro della lista di Mario Monti prevede una riforma del calendario scolastico che limiterebbe le vacanze estive a soltanto un mese “sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie”. Una misura che non vuole aggravare il lavoro degli insegnanti ma solo favorire i genitori lavoratori.

Nella bozza si legge che “le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per 11 mesi l’anno, incoraggiando ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo in più”. E non da ultimo, preparerebbe gli studenti a quello stesso ritmo che poi troveranno una volta entrati nel mondo del lavoro.

La riforma prevede, inoltre, un piano straordinario per dare l’opportunità di lavoro ad ogni giovane che esce da un ciclo scolastico. A coloro che non hanno opportunità di lavoro, deve essere “offerta un’opportunità dal servizio pubblico, in collaborazione stretta con organizzazioni private imprenditoriali e no, entro il termine massimo di 4 mesi”.

Verranno sperimentate soluzioni più flessibili, partendo da quanto è consentito dall’articolo 8, quello sulle deroghe contrattuali: “L’obiettivo della valorizzazione, come rapporto di lavoro prevalente, del contratto a tempo indeterminato rimodulato in un quadro di maggiore flessibilità, mobilità e occupabilità del mercato del lavoro, è diversa dalla proposta del contratto unico a tutela crescente”.

I ‘montiani puntano decisamente a un miglioramento della P.A e alla sua misurazione: “Bisogna far sentire il più possibile ai politici e ai dirigenti delle strutture pubbliche il fiato dell’opinione pubblica sul collo e vigilare contro l’ingerenza indebita dei politici nella gestione, offrendo una sponda solida ai dirigenti più corretti e professionalmente dotati. A quelli che, pur in presenza di adeguati poteri, mancheranno l’obiettivo in misura grave dovrà essere revocato l’incarico dirigenziale”.