Mario Monti punzecchia ancora il suo predecessore, dimostrando di essersi calato perfettamente nell’agone del dibattito politico italiano, con tutti i suoi difetti. A Milano per la presentazione del “Tridente” – il trio formato da Gabriele Albertini, Pietro Ichino e Mario Mauro a suo sostegno in Lombardia e al Senato (foto by Infophoto) – il Professore lancia l’ennesima frecciata, ricordando la “nobile proposta” ricevuta dal Cavaliere “di prendere la guida dei moderati italiani, in quel momento corredata da una lusinghiera valutazione dell’azione del governo, la settimana dopo diventata ‘disastrosa’, quando ho detto di non essere disponibile”.

Rispondendo alle domande dei numerosi giornalisti presenti in sala, il premier uscente ha confermato anche la decisione che lo ha spinto a entrare a far parte della campagna elettorale. Di certo, ha sottolineato, non lo ha fatto “per rendere più divertente la vita al Senato”. Monti sembra avere le idee chiare: la sua lista, e quelle centriste che le ruotano intorno, non mira a un pareggio per diventare l’ago della bilancia nella composizione del prossimo Parlamento. ”Non vogliamo essere nè terzo nè incomodo ma vogliamo cambiare la politica italiana” ha dichiarato il senatore a vita. E “se questo orientamento non diventerà il primo – ha aggiunto – l’Italia sarà condannata all’arretratezza e alla mancanza di competitività e ad essere una società vecchia”.

Positive le previsioni sui risultati della sua coalizione. “I sondaggi ci danno al 10%? Lo trovo positivo, a una settimana dalla presentazione della nostra lista” ha detto Monti, sottolineando che “secondo altri sondaggi noi siamo al doppio, e confido che siano in crescita” e appellandosi al senso di maturità degli italiani. Sulle polemiche per la sua presenza in tv, ha confessato poi di non avere visto i rilievi dell’Agcom ma ha anche ribadito che “le regole vanno fatte rispettare severamente” anche in riferimento a chi, tra i suoi avversari, gode di un’altrettanto forte esposizione mediatica.

Per la Lega, Monti confessa di aver avuto inizialmente qualche simpatia, da buon settentrionale. Ma anche di essere rimasto “molto deluso da ciò che ha ottenuto per il Nord e per il Paese”.  Sì al federalismo, afferma il bocconiano, ma “responsabile”. No alle “negatività” come la modifica del titolo V della Costituzione, un provvedimento “devastante” che ha reso “meno competitiva l’economia italiana”. E no anche alla proposta del Carroccio di lasciare in Lombardia il 75% delle tasse versate dai suoi abitanti.

Dei componenti del suo Tridente, Mario Monti ha parlato in termini estremamente elogiativi. Gabriele Albertini è stato “un eccellente sindaco”, Pietro Ichino un giuslavorista che hsi è impegnato per “trasformare l’interesse sentito per i lavoratori in loro effettivo interesse” e, infine, Mario Mauro un politico “con la schiena dritta”. Meno positivo il parere su Roberto Formigoni, con la cui lista al Senato Monti ha detto di aver rifiutato l’apparentamento.