Sarà anche l’ultimo arrivato nella competizione elettorale, e non è certamente un nativo digitale. Però ha dimostrato (o il suo staff lo ha fatto per lui) di saper usare i social network in modo evoluto rispetto ai suoi concorrenti, almeno in questo frangente.

Mario Monti si era messo a disposizione il 5 gennaio per un domanda-e-risposta con gli elettori attraverso la piattaforma Twitter (nella foto un momento della sessione, da @sceltacivica). In tre ore sono piovute centinaia di domande e il presidente del Consiglio ha risposto in diretta, sebbene con intervalli spesso lunghi, e in numero assoluto non elevatissimo. Ma è qualcosa che gli altri non hanno fatto.

Il comportamento generale dei politici cinguettatori, almeno nei paesi democratici (sulla scia di Barack Obama, che per primo usò a fondo la rete come strumento fondamentale di raccolta del consenso, nella campagna del 2008), si è limitato finora ad esprimere brevi slogan, comunicare appuntamenti, o rispondere a singoli utenti, in modo sporadico. O a non usarla personalmente, come Berlusconi. Ma il Professore è stato il primo a tenere una “conferenza stampa dal vivo” con i cittadini attraverso Twitter. Poi ovviamente ha risposto solo alle domande meno scomode, ma è comunque un passo avanti sugli avversari, almeno da questo punto di vista.

Oggi il suo staff ha diffuso i numeri di quella sessione, il cui hashtag era #MontiLive (quasi fosse stato un concerto). Sono state ricevute 1.112 domande; i tweet sono stati 1.861, retweet ammontano a 9.746, con 7.603. Nella classificazione degli argomenti delle domande, la grande maggioranza (20,2%) riguardava la politica interna; il 15,5% riguardava la sua “salita in politica”; il 13,4% l’economia; il 10,8% temi sociali, il 9,2% il fisco e l’8,7% l’Agenda Monti. Seguono lavoro, scuola, “nonsense” (gli insulti), politica estera, poi il resto.