Continuano le indagini sulla morte di Lorenzo Toma, il ragazzo di 19 anni di Lecce che nella notte di domenica è morto nella discoteca Guendalina di Santa Cesarea Terme, ma l’attività della polizia è oscurata da alcune polemiche.

Il decesso del giovane, avvenuto in seguito a un malore accusato intorno alle 6 di mattina, potrebbero essere stato causato da un malore avvenuto dopo che il ragazzo aveva bevuto da una bottiglia che qualcuno gli aveva passato.

I carabinieri stanno dunque investigando sia sul contenuto della bottiglia sia sui molti video girati in quegli istanti dai frequentatori del locale: ancora da determinare la causa della morte per arresto cardiocircolatorio, che potrebbero interessare l’assunzione di sostanze o un crollo per affaticamento eccessivo.

Oggi il medico legale effettuerà l’autopsia sul corpo di Lorenzo Toma, ma l’arresto di due spacciatori di Bari e Brindisi, sorpresi a vendere droga al pubblico de Guendalina, avvenuto qualche ora prima della morte del ragazzo, costituisce almeno una prova della presenza di sostanze stupefacenti in quel particolare frangente.

Ma a tenere banco nelle ultime ore sono state alcune dichiarazioni shock effettuate dal sindaco di Gallipoli, Francesco Errico, che su Twitter ha scaricato tutte le responsabilità del caso sui genitori: “Se le famiglie esercitassero un po’ piuù di controllo sui figli non morirebbe un 18enne la settimana in discoteca. Se non sai educare non procreare.”

Dopo le immancabili proteste sul web il politico si è visto costretto a porgere le proprie scuse, arrivate in due diversi messaggi: “Se ho offeso la famiglia chiedo umilmente scusa. il mio post voleva solo proteggere i ragazzi che hanno bisogno di aiuto per evitare la droga” e quindi “Sono rammaricato perché il mio è stato solo un urlo di dolore e disperazione per chi, come me, ha figli e nipoti di quell’età!

In realtà a dare man forte a Errico ci ha pensato anche il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, Antonio Marziale, che in una nota ha corroborato la generica tesi del sindaco di Gallipoli: “Se le famiglie fossero più responsabili non ci sarebbe alcun bisogno di leggi e gruppi di pressione per garantire ai minori la tutela dei loro diritti. Più che primarie agenzie di socializzazione sono divenute uffici deleganti”.

Resta il fatto che la sicurezza dei più giovani legata al rischio delle droghe assunte in strutture come discoteche e simili rimane un argomento all’ordine del giorno, sopratutto dopo la morte del sedicenne avvenuta il 19 luglio al Cocoricò di Riccione.