Si terranno entro 30 giorni le elezioni per il successore di Hugo Chavez (foto by Infophoto), 58 anni, il presidente venezuelano morto ieri stroncato da una rara e aggressiva forma di tumore al colon, contro cui combatteva ormai da tempo. Almeno secondo le cronache ufficiali perché, secondo l’entourage del colonnello salito al potere 15 anni fa dopo un colpo di Stato, a uccidere Chavez sarebbe stato un veleno che gli avrebbe inoculato la malattia. Come si dice sia successo al leader palestinese Arafat.

Nel mirino sono finiti immediatamente gli Stati Uniti e due funzionari dell’ambasciata americana, addetti militari, sono stati espulsi con l’accusa di aver cospirato “contro la stabilità della patria” e per questo sono state date loro 24 ore di tempo per andar via. Solo poche ore prima della morte di Chavez, il suo vice Nicolas Maduro era comparso davanti alle telecamere per denunciare “l’attacco esterno del nemico imperialista” che avrebbe infettato a morte l’amato presidente. Un discorso seguito poco dopo, ieri sera tardi quando in Venezuela erano le 16.25, per annunciare la sua morte.

Oggi il Paese sudamericano piange il suo amato leader, nemico degli Stati Uniti e amico di Cuba, all’estero visto come un dittatore ma comunque eletto per ben quattro volte dal suo popolo, nonostante lo stato avanzato della malattia che gli ha impedito l’ultimo giuramento. I funerali si terranno venerdì e il lutto durerà una settimana. Un giorno che segnerà la fine di un lungo periodo iniziato nel 1998. Ora per il Venezuela si apre una fase nuova, ma il futuro per il Paese sudamericano è ancora tutto da scoprire. L’esercito è già schierato per garantire la sicurezza della popolazione.