Erich Priebke, ex capitano delle SS, morto l’11 ottobre a Roma, all’età di 100 anni, aveva chiesto di essere sepolto in Argentina ma lo stato del Sud America ha fatto sapere che non vogliono la sua salma, precisando che “gli argentini non accettano questo tipo di offese alla dignità dell’uomo” ha fatto sapere il ministero degli Esteri argentino.

Il ministero ha fatto sapere che Hector Timerman, ministro degli esteri dell’ Argentina, “ha dato dato ordine di respingere ogni procedura che possa permettere l’ingresso nel paese del corpo del criminale Erich Priebke”.

L’avvocato di Priebke, Paolo Giachini, aveva dichiarato che: “Non sarà allestita alcuna camera ardente. L’ex ufficiale delle SS Erich sarà sepolto accanto alla moglie a Bariloche, nella città argentina dove anni fa si era rifugiato, ma ci sono ancora alcuni aspetti burocratici da risolvere”.

Erich Priebke dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e fino al maggio 1944 Priebke operò nella capitale italiana sotto il comando di Herbert Kappler. Dopo l’attentato dei partigiani in via Rasella ai danni di una compagnia del battaglione Bozen, il 23 marzo 1944, Kappler ordinò le esecuzioni di 335 ostaggi, da fucilare per rappresaglia dentro le Fosse Ardeatine. L’SS Priebke il 24 marzo partecipò attivamente alla strage, da quel giorno conosciuto come il boia delle Fosse Ardeatine Erich Priebke.

Non ha scontato in vita e mi rammarico che non si sia mai pentito, non gioisco della morte di nessuno, spero che faccia i conti nella sede opportuna”, così Piero Terracina, uno degli ultimi reduci italiani al lager di Auschwitz.