Erich Priebke, ex capitano delle SS, è morto l’11 ottobre a Roma, all’età di 100 anni. Lo ha annunciato il suo legale. Priebke venne condannato all’ergastolo per aver partecipato, durante la seconda guerra mondiale, alla strage delle Fosse Ardeatine.

Priebke venne arrestato nel 1995 in Argentina su richiesta dell’Italia, dove fu estradato. Assolto dal tribunale militare nel 1996 per prescrizione, la Cassazione annullò questa sentenza. Priebke venne quindi riprocessato e nel 1998 condannato all’ergastolo dalla corte d’appello militare. La Cassazione confermò la condanna, da scontare però agli arresti domiciliari. Priebke poteva uscire occasionalmente di casa dal 2009.

L’eccidio delle Fosse Ardeatine (nome di una cava di tufo fuori Roma, lungo l’Appia antica, dove venne eseguita la strage) fu una spietata azione di rappresaglia decisa da Adolf Hitler verso l’attentato compiuto dai partigiani in via Rasella contro un battaglione delle SS in transito lungo la strada. Hitler dispose l’esecuzione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Vennero quindi prelevati 335 prigionieri, fra soldati, ufficiali e civili; essi vennero condotti alla cava e fucilati. Hitler trasmise l’ordine ad Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia. L’esecuzione venne affidata ad Herbert Kappler, ufficiale SS e comandante della Gestapo di Roma. Priebke faceva parte dei soldati che materialmente fucilarono i prigionieri il 24 marzo 1944, il giorno successivo all’attentato di via Rasella.

Quest’azione è un crimine di guerra secondo la Convenzione di Ginevra del 1929, che vieta le rappresaglie ai danni dei prigionieri.