Una vita martoriata. Nonostante ciò ha combattuto letteralmente fino alla fine in favore di chi soffre come è capitato a lui. Ha urlato di fronte a chi per troppo tempo ha fatto finta di non sentire.

Raffaele Pennacchio aveva 55 anni. Pensionato, di professione medico. Era colpito dalla Sla, sclerosi laterale amiotrofica, una gravissima malattia degenerativa del sistema nervoso. Pennacchio faceva anche parte della onlus Comitato 16 novembre, che si batte per ottenere una maggiore attenzione da parte della sanità nazionale e regionale verso questi malati e le loro famiglie. Questa sindrome rende inevitabile il ricorso a lunghe cure e assistenza domiciliari. Si tratta di persone disabili gravi. Ma il fondo nazionale per la non autosufficienza ha risorse scarse e il mondo politico finora ha preferito dirigerle altrove.

Nell’ultimo anno e mezzo la onlus e molti malati, col dottor Pennacchio in prima fila, hanno protestato vivacemente montando presidi davanti ai ministeri per nove volte, ricorrendo anche allo sciopero della fame e della sete (foto by InfoPhoto: il dottor Pennacchio al centro durante una manifestazione).

L’ultimo, quello fatale, negli ultimi due giorni, davanti al ministero dell’Economia. Alla fine è stato ricevuto dal sottosegretario Baretta. All’incontro hanno partecipato anche il sottosegretario alla Salute Fadda e il viceministro delle Politiche sociali Guerra. Il Governo si è impegnato ad aumentare i fondi per le cure domiciliari, prima invece allocati alle residenze assistenziali (le Rsa).

Troppo tardi per Raffaele Pennacchio. Di ritorno dall’incontro, spossato, si è sentito male. E’ morto nella serata del 23 ottobre nella sua camera d’albergo.

Il Governo ha firmato quest’impegno essenzialmente col sangue di questo combattivo medico. Sarà bene fare in modo che l’impegno non faccia la fine di tanti altri, dimenticati.