Dopo la mostra dedicata al Cubismo, il Complesso del Vittoriano inaugura la stagione autunnale con una grande rassegna su Paul Cézanne. La passione per il visibile, il linguaggio autonomo, l’ enigmaticità, l’ossessione e la sperimentazione sul colore, l’allergia alla piena appartenenza ai movimenti, la ricerca solitaria, ma soprattutto la potente influenza esercitata dall’artista su tanti pittori europei, e in particolare sull’arte italiana del ’900, questi i temi indagati da “Cézanne e gli artisti italiani del ’900”, mostra curata dalla storica dell’arte Maria Teresa Benedetti e visitabile fino al 2 febbraio 2014. Una delle sfide più importanti e imponenti che il Vittoriano abbia messo in scena negli ultimi anni.

Cento i quadri esposti lungo tutto il percorso museale e provenienti da i più importanti istituti al mondo (Hermitage Museum di San Pietroburgo, Musèe d’Orsay di Parigi, Galleria d’Arte Moderna di Roma). Un percorso che gravita intorno ad una ventina di capolavori del maestro francese, attorno a cui ruotano altre ottanta opere dei nostri maggiori pittori del primo ‘900, influenzati dalla sua lezione. Una calamita che attira l’attenzione di Morandi negli anni della sua formazione, la conclusione dell’esperienza futurista di Boccioni, l’intensità emotiva di Carrà, le modalità costruttive delle nature morte di De Pisis e lo spazio volumetrico di Sironi, ma anche il lavoro figurativo di Capogrossi e la ricerca di Pirandello, negli anni del loro comune soggiorno parigino.

La scintilla, le idee, le sperimentazioni offerte da Cézanne, il «sacerdote dell’arte», si trasformano così nell’occasione per rileggere una stagione pittorica italiana tra le più intense, in un’esposizione articolata in quattro sezioni tematiche e iconografiche: nature morte, nudi, paesaggi e ritratti. Nuclei fondamentali da cui si sprigiona un’energia che influenzò tutti i movimenti post-impressionisti e che investe a pieno titolo l’artista della carica di «padre dei moderni», tra i quali, per loro stessa ammissione, Matisse e Picasso.