Continua l’opera di epurazione all’interno del Movimento 5 Stelle, che negli ultimi tempi ha inviato molte mail ai suoi attivisti nelle quali questi sono stati sospesi per non aver rispettato gli obblighi imposti dall’appartenenza al gruppo creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Dopo il caso del sindaco di Quarto Rosa Capuozzo e quello di ieri del professore negazionista Antonio Caracciolo, bloccato alle “comunarie” di Roma, ecco un nuovo intervento dei vertici pentastellati.

A essere colpiti sono 36 attivisti del Meet up del Napoletano, accusati di aver preso parte a un gruppo segreto organizzato su Facebook chiamato Napoli libera. Il provvedimento era già stato annunciato circa dieci giorni fa, quando la trentina di membri erano stati inquadrati come un collettivo che avrebbe avuto lo scopo di “manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative“, come si legge nella mail inviata ieri sera.

I trentasei attivisti fatti fuori dal Movimento 5 Stelle (tra costoro c’erano anche persone candidate al ruolo di consigliere comunale e sindaco) sono stati impegnati per alcuni giorni in uno sciopero della fame, sia in una piazza importante come quella del Municipio sia nelle vicinanze del Centro direzionale in prossimità del Consiglio regionale: in queste occasioni gli espulsi avevano inutilmente chiesto di poter parlare direttamente

Nella missiva arrivata alle 17.50 viene contestato anche il mancato invio delle cosiddette “controdeduzioni”, ovvero le spiegazioni previste dal regolamento interno del Movimento nei quali i trentasei avrebbero potuto far sentire le proprie ragioni. I diretti interessati hanno invece ribadito di aver spedito sia in forma privata che collettiva il materiale richiesto, particolare che ha fatto loro dubitare della buona fede dei vertici: “Il silenzio di Roberto Fico, responsabile dei Meet up, sulla vicenda non lo pone in una posizione di imparzialità. Doveva intervenire e non l’ha mai fatto”.