Qualsiasi capo, non importa quanto prestigioso, nel momento in cui smette di portare risultati viene presto messo in discussione da chi ha accettato di lasciarsi guidare fino a quel momento. E l’entità delle critiche è direttamente proporzionale alla dimensione della sconfitta. Accade ovunque e in qualsiasi organizzazione. Non fa eccezione il Movimento 5 stelle. Dopo la sconfitta, relativamente alle aspettative, alle elezioni europee 2014 (e anche alle elezioni comunali), il leader supremo Beppe Grillo comincia a venire messo sotto accusa dai suoi; nel turbine delle polemiche viene trascinato anche Gianroberto Casaleggio.

Gli organi di stampa hanno diffuso la notizia di un documento interno di analisi ai risultati elettorali, partito dai parlamentari del M5S. I contrasti tra la visione estrema di Grillo e i tentativi di alcuni dei suoi deputati e senatori di uscire dall’isolamento in cui il capo li costringe hanno spesso portato all’estromissione degli “eretici”. In questo documento viene messa sotto accusa l’intransigenza di Grillo e Casaleggio (foto by InfoPhoto), e il messaggio negativo trasmesso agli elettori. In sostanza si mette in discussione proprio ciò che ha consentito al M5S di conquistare un terzo dell’elettorato che ha scelto di non astenersi.

L’analisi afferma che i parlamentari pentastellati non sono percepiti come affidabili e vengono ritenuti poco concreti. “Mancano di umiltà e a volte sono percepiti come saccenti”; queste sono alcune delle critiche espresse in tale documento. Tra le proposte, una maggiore partecipazione in televisione per i singoli parlamentari e la costituzione di un governo ombra. “Non si possono più fare solo denunce senza affiancarle a proposte e soluzioni”. Molte voci indicano che Grillo e Casaleggio non l’hanno presa bene. E l’ex comico ha ripetuto per l’ennesima volta che non intende farsi da parte.