Guai in vista per il Movimento 5 Stelle e le sue normative interne, da sempre oggetto di discussione a causa del rigore e della segretezza delle decisioni prese nel corso degli anni dal direttorio.

A Napoli infatti il Tribunale ha accolto il ricorso dei 23 attivisti locali che erano stati espulsi, ma la sentenza apre di fatto alla riconsiderazione di tutte le analoghe iniziative di rappresaglia: secondo i giudici che hanno seguito il caso i provvedimenti di esclusione hanno alla base un regolamento che non può essere ritenuto valido in quanto in disaccordo con quanto prescritto dal codice civile.

Non si tratta della prima evenienza, in quanto già a Roma era avvenuto qualcosa di simile con un altro ricorso. La ratio alla base delle decisioni dei giudici è molto semplice: chi sta comminando le espulsioni non è la stessa entità giuridica – un’associazione – alla quale sono iscritti gli attivisti, e in più agisce in violazione delle norme del codice civile.

Se gli iscritti fanno parte del MoVimento cinque stelle nato nel 2009, l’associazione che espelle è il Movimento cinque stelle (senza V maiuscola) del 2014. Le modifiche apportate dal nuovo regolamento del 2014 sono state effettuate sul non-statuto originario, ma senza alcun voto dell’assemblea.

Roberto Fico ha commentato l’ordinanza asserendo che “la sentenza fa riferimento esclusivamente alla procedura e non al merito, di fatto il processo sul merito inizierà a settembre. Per ora coloro che hanno fatto ricorso sono stati riscritti sul portale del movimento.”

E nonostante si dica che gli espulsi non abbiano il diritto di utilizzare il simbolo del Movimento 5 Stelle anche in questo caso i giudici contraddicono il divieto, ricordando la natura partitica del movimento e la necessità del dissenso interno: “Nonostante il Movimento 5 stelle nel suo statuto (‘Non Statuto’) non si definisca ‘partito politico’, e anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire ‘partito’ ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione”.

La sentenza del Tribunale di Napoli potrebbe costituire anche un salasso per le casse del Movimento, che potrebbe dover risarcire coloro che dopo essere stato espulsi non hanno potuto candidarsi alle cariche pubbliche, o in ogni caso potrebbero chiedere risarcimenti per danni morali o come rimborso delle spese legali sostenute.