Nonostante le critiche relative alla recente gestione della crisi genovese e le criticità riscontrate a Roma, il Movimento 5 Stelle risulta essere ancora la prima forza politica del Paese.

A rivelarlo è il sondaggio effettuato dalla Ipsos Pa di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera: la creatura guidata da Beppe Grillo si assesta infatti al 32,3%, il suo massimo storico, in crescita dell’1,4% rispetto al questionario del mese precedente.

Distaccato di più di 5 punti percentuali troviamo il Pd, che soffre a causa della bagarre interna che ha portato alla tanto temuta scissione con conseguente nascita del Movimento democratico e progressista: il Partito Democratico si trova così al 26,8%, con un calo di 3 punti.

Praticamente appaiate, con una percentuale che assommata non arriva ancora a quella del Pd, ci sono le due forze di destra e centrodestra della Lega (al 12,8%) e di Forza Italia (al 12,7%).

Molto più dietro partiti minoritari quali Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (4,6%), il neonato Mdp (3,3%), l’alleata del Pd, il Ncd di Angelino Alfano (2,8%), e infine Sinistra Italiana (2,7%). La frangia politica di sinistra “radicale” arriva al 6%, una percentuale importante nel caso di alleanze decisive per ottenere la maggioranza.

Fondamentale per lo scenario politico, che si riconferma tripolare, sembra essere il diverso atteggiamento degli elettori del Movimento 5 Stelle e del Pd. I primi non hanno risentito delle ultime vicende controverse di cui è stato protagonista la forza politica di Grillo, mentre lo scandalo Consip e i problemi avuti nel corso del congresso da parte del partito di Matteo Renzi ha portato a una disaffezione da parte di alcuni sostenitori, molto probabilmente quelli più a sinistra.

Per quanto riguarda la destra si tratta di una zona che al momento assomma più del 30% ma che al è priva di una leadership forte e di un programma condiviso, oltre a essere lacerata dalla sostanziale uguaglianza di peso di Lega Nord e Forza Italia.

Molto improbabile invece che una forza riesca a superare la soglia del 40% e ottenere così il premio di lista, con conseguente indispensabile alleanza post-elezioni, eventualità poco gradita dalla maggior parte degli elettori.