Sono decine le perquisizioni in atto da parte della polizia in tutta Italia ai danni di dirigenti e membri del Movimento dei Forconi: tra le zone interessate dall’operazione condotta dalla polizia di prevenzione vi sono Ascoli, Campobasso, Como, Firenze, Latina, Roma, Taranto e Treviso.

Al centro del blitz vi è il cosiddetto “ordine di cattura popolare”, come recita un documento pubblicato il 29 dicembre sul sito del movimento: i destinatari delle perquisizioni sono infatti sospettati di aver manifestato l’intenzione di procedere con il contenuto del documento, nel quale si istigavano i cittadini a dare la caccia ai parlamentari, esponenti del governo e il Presidente della Repubblica.

Nel testo redatto e firmato dal Movimento dei Forconi si legge che in Italia, in una situazione di irregolarità elettorale, “tocca al Popolo sovrano, attesa l’inerzia intollerabile della magistratura e dei vertici delle forze di polizia, peraltro abusivi in quanto nominati da governi abusivi, di procedere nei confronti dei governanti e parlamentari abusivi nei termini di legge”.

ordine di cattura popolare movimento dei forconi

Il presunto Comitato per la Legalità decide dunque di emanare un “ordine di cattura popolare a carico delle persone, dianzi indicate la cui esecuzione spetta alla polizia giudiziaria, avvertendo che se ciò non dovesse essere adempiuto saranno i cittadini ad operare in conformità alle norme in premessa e del codice di procedura penale“.

Il precedente è quello dell’aggressione al parlamentare Osvaldo Napoli di Forza Italia, avvenuta lo scorso 14 dicembre nei pressi di Montecitorio: alcuni persone oggetto delle 18 perquisizioni risultano infatti tra gli aggressori.

Già arrivato il commento del leader del Movimento 9 dicembre, Danilo Calvani: “Ci processino pure, ma ci dicano se la sentenza della consulta è giusta o no. Mi hanno sequestrato il computer per cercare qualcosa di eversivo. Siamo stati noi a presentare le denunce in varie procure d’Italia contro i politici, che occupano abusivamente il posto dopo la sentenza della Consulta. La nostra era una provocazione e ci aspettavamo una reazione simile. Quello che ci viene contestato è che non possiamo sostituirci allo Stato”.