Nello scorso mese di ottobre un barista francese ha servito cinquantasei cicchetti ad un cliente di 56 anni, Renaud Prudhomme, che a causa di questo, quella stessa notte, è poi morto. La vicenda si è adesso conclusa con la condanna, per omicidio colposo, ai danni dello stesso barista. Pena che è stata però immediatamente sospesa perché l’uomo, la cui attività si trova a Clermont-Ferrand, ha subito una condanna di soli quattro mesi, dovuta al fatto che abbia lasciato che Prudhomme bevesse i 56 cicchetti che poi gli si sono rivelati fatali.

Gilles Crepin, questo il nome del barman francese che è stato condannato a quattro mesi per omicidio colposo, non ha mai negato di aver commesso l’errore. Tra l’altro, la sera in cui è avvenuto al fatto, lo ha “pubblicizzato” sulla bacheca del suo locale, su cui ha scritto che Prudhomme aveva battuto il record di cicchetti.

Oltre alla condanna a quattro mesi di reclusione (sospesa), Crepin si è visto ritirate la licenza per un anno e dunque per tutto il corso di questo tempo non potrà esercitare la sua attività. Il suo avvocato ha però fatto sapere di esser pronto a ricorrere contro la sentenza di condanna nei confronti del suo assistito perché Prudhomme aveva problemi respiratori e di abuso di alcol ma il barista non poteva saperlo e di certo non avrebbe potuto chiedergli un certificato medico. Sempre secondo quanto affermato dalla difesa di Crepin, non sarebbe stato il barista ad incoraggiare l’uomo a continuare a bere quanto piuttosto la figlia dell’uomo stesso e alcuni suoi amici, che erano presenti con lui e che volevano battere il record di cicchetti bevuti.

Dal canto loro però, i familiari dell’uomo deceduto si dichiarano assolutamente soddisfatti per la condanna ricevuta dal barista. Da quanto affermano infatti, sembra sia illegale continuare a servire alcolici a clienti che si trovano già in avanzato stato di ebbrezza.