L’architetto Giuseppe Marletta, 49 anni, è morto dopo sette anni di agonia: dal 1 giugno 2010 era in coma vegetativo dopo essere stato sottoposto ad un’anestesia generale per la rimozione dei punti di sutura in metallo che gli erano stati applicati alla mascella dopo l’asportazione del frammento di una radice dentale. Giuseppe, quindi, è morto per un banale intervento, per un’operazione di routine. 

In coma vegetativo dal 2010

La vicenda è stata al centro di un’inchiesta giudiziaria iniziata nell’aprile 2014 quando il giudice monocratico condannò per lesioni gravissime a sei mesi di reclusione ciascuno, con pena sospesa, sia l’infermiere che il medico anestesista. Dello stesso avviso anche la Corte d’appello; la Cassazione, invece, se da un lato ha reso definitiva la condanna a sei mesi per l’infermiere, dall’altra ha annullato, con rinvio, quella per il dottore.

In coma per sette anni

“Mio cognato Giuseppe se n’è andato dopo quasi 7 anni di agonia e per quanto si possa avere la certezza che quantomeno adesso si trovi in un mondo migliore, privo di sofferenza, è comunque molto doloroso”, questo il messaggio pubblicato su Facebook da Desirée Sampognaro, sorella di Irene, moglie dell’architetto deceduto. Entrambe, in tutti questi anni, hanno lottato per avere giustizia e cure per il loro caro.