Muore facendo bungee jumping a causa di un tragico malinteso: è accaduto due anni fa sul ponte Cabezon de la Sal in Cantabria, in Spagna. La vittima è una ragazza di 17 anni, che è caduta nel vuoto in quanto non era ancora stata legata nel momento in cui si è gettata dal ponte.

A provocare la morte dell’olandese Vera Mol, hanno decretato in queste ore i giudici che si occupano del caso, sarebbero state le parole dell’istruttore che la stava seguendo, pronunciate in un inglese maccheronico e dunque poco comprensibile da parte della giovane.

L’uomo avrebbe infatti affermato “no jump” al posto di “now jump”: uno scarto minimo che però ha fatto sì che un divieto divenisse un ordine, purtroppo fatale.

Il tribunale di Cantabria, nel nord della Spagna, hanno riconosciuto le scarse competenze in lingua inglese dell’istruttore: l’uomo avrebbe dovuto pronunciare la frase “don’t jump” per evitare problemi di comunicazione.

Ma oltre a questi dettagli vi sono altri inquietanti elementi emersi dal processo: l’istruttore infatti non avrebbe controllato la carta d’identità della ragazza, per sincerarsi che fosse diciottenne, età minima richiesta per partecipare all’attività; inoltre lo stesso ponte non sarebbe stato adatto al bunjee jumping secondo le normative spagnole.

Il portavoce della società Flowtrack, che gestisce il servizio di bungee jumping e che ha assunto l’istruttore, ha affermato essersi trattato di un incidente e che la ragazza sarebbe stata legata in qualche modo ma non assicurata al ponte.