Non è una novità che i musei e le splendide location storiche in giro per il mondo facciano da cornice per sfilate di moda, eventi culturali, convegni, concerti, spettacoli, etc.. Sta però facendo molto discutere la proposta della soprintendente ai Beni Culturali fiorentini Cristina Acidini circa la possibilità di affittare gli Uffizi per aperitivi, cocktail o cene, oltre che per serate di gala e sfilate. Proposta tra l’altro discussa lo scorso 23 luglio con funzionari e direttori dei musei per stilarene il tariffario ufficiale. “E’ stato solo un primo incontro. E i prezzi possono finire per cambiare“, precisano dal Polo Museale. Le tariffe potranno infatti oscillare a seconda del tipo di evento, finalità e durata della concessione, ma le indiscrezioni fin’ora circolate parlano di 10mila euro per una cena agli Uffizi; 8mila euro (a persona) per visitare la Galleria da soli nel giorno di chiusura; 5mila per un cocktail nella Grotta del Buontalenti del giardino di Boboli e 3mila per uno spettacolo culturale nel cortile dell’Ammannati a Palazzo Pitti. Più care invece le sfilate di moda: da 20mila euro per la Galleria del Costume, fino a 150mila invece per la Galleria degli Uffizi. Quel che invece sembra ormai certo è che il tariffario sarà pronto a fine anno e verrà pubblicato sul sito web della Soprintendenza.

Un caso che sta facendo molto parlare ben oltre i confini nazionali: “La legge italiana – ha commentato il quotidiano spagnolo El Pais – permette l’affitto ai privati di un bene culturale a condizione che la cessione garantisca la conservazione e la funzione pubblica e che sia assicurata la compatibilità dell’uso con il carattere storico-artistico del bene“. “L’idea di Firenze sembra fare seguaci in tutta Italia” continua El Pais, ricordando che il Comune di Roma ne discute dal 2009 e che anche Napoli è interessata. “Una cosa è certa: tra il trascorrere del tempo e la mancanza di denaro per la manutenzione, il patrimonio italiano sta letteralmente cascando a pezzi“, ha concluso El Pais, ricordando i crolli negli ultimi anni al Colosseo, alla Fontana di Trevi e di alcune case di Pompei. Non manca poi la stoccatina finale: “Resta da vedere se questo sarà preso in conto nelle tariffe. Si offriranno sconti per caduta di pietre?”.

Certo è, sottolineerei invece io, che finalmente si sta iniziando a parlare di una possibile soluzione, condivisibile o meno che sia, alla grossa crisi economica che tormenta sempre più chi ha il difficile compito di gestire il nostro patrimonio storico culturale, una pratica tra l’altro più che diffusa “nei musei del mondo“, come ha sottolineato  Antonio Godoli, direttore del dipartimento architettura e allestimenti museografici della Galleria degli Uffizi e direttore del Museo di Orsamichele. “Prassi che non solo si è riverberata positivamente sul bene, permettendo l’effettuazione di lavori di restauro, ma ha pure avvicinato settori di pubblico al bene culturale“.

Precedenti? Certo che si! Ben due sono i casi recenti di affitto di beni pubblici a scopi privati: la sfilata agli Uffizi dello stilista Stefano Ricci, costata 130mila euro e il noleggio, per 120mila euro, di Ponte Vecchio per una festa privata da parte del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, lo scorso 29 giugno.

Lo abbiamo fatto, lo torneremo a fare e lo faremo“, ha affermato il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, replicando alle polemiche che parlano di “prostituzione dei beni dello Stato”.

C’è però un’inportante precisazione da fare, soprattutto a seguito di numerosi fraintendimenti da parte della stampa: “Nessuno potrà mangiare un panino davanti alla Vergine del Cardellino di Raffaello“, chiariscono dal Polo Museale. Lo stesso Godoli afferma: ”E’ assolutamente infondato, come si è letto in questi giorni, che si possa cenare nelle cosiddette Sale rosse degli Uffizi. Questo non è mai successo a nostra memoria, ne’, con le attuali leggi in vigore, mai accadrà”. Bisogna dunque sfatare il binomio Uffizi-cibo, erroneamente circolato a seguito della notizia, e causa di numerose accese polemiche: si tratterebbe, in sostanza, di due momenti distinti: al vaglio è la possibilità di cenare su una terrazza o altri spazii e poi, in separata sede, godere delle sale degli Uffizi.

E’ anche grazie al canone di concessione di alcuni spazi per eventi occasionali – conclude infine Godoli -  che il Polo museale fiorentino, oltre a mantenere in perfetta efficienza 24 musei tra grandi e piccoli e intervenire per la tutela di beni altrui, non solo non chiede fondi al Mibac o alla città, ma destina il 20% degli incassi a grandi opere (Nuovi Uffizi) e ultimamente ha erogato un milione di euro per il Polo di Napoli“.

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