Ha parlato per oltre trenta minuti bacchettando i partiti, rimproverandoli per non aver realizzato quelle riforme fondamentali che avrebbero potuto restituire ai cittadini la fiducia nei partiti stessi e nelle istituzioni.

E’ questo il senso dell’intervento tenuto questo pomeriggio al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso per la cerimonia d’auguri tra le più alte cariche dello Stato. Un discorso che è anche un commiato, vista la vicina scadenza del suo mandato presidenziale (15 maggio 2013). La constatazione di un fallimento che è anche il suo, della sua scelta di non sciogliere le camere un anno fa, ma tentare di creare le riforme attraverso una larga maggioranza parlamentare, anche se insolita.

Si trattava dell’aspettativa che “Avviandosi e consolidandosi un clima più disteso nei rapporti politici, si producesse un sussulto di operosità riformatrice e anche un moto di rinnovamento dei partiti, del loro modo di essere, del loro rapporto con i cittadini e con la società”. E invece erano “Aspettative troppo fiduciose o avanzate, rispetto alle quali si è fatto sentire tutto il peso di resistenze ed ostacoli profondamente radicati“.

E il risultato è evidente. “Vengono da ciò alimentati il corso limaccioso dell’antipolitica e il qualunquismo istituzionale. Per le più che mature riforme della seconda parte della Costituzione, quella ora giunta al termine è stata purtroppo un’altra legislatura perduta: anche modeste modifiche mirate, frutto di un’intesa minima, sono naufragate”.

E di certo non gli è andato giù lo scherzetto recente del Pdl di togliere la fiducia a Monti. “Questa interruzione in extremis dell’esperienza iniziata 13 mesi orsono, non può tuttavia oscurarne la fecondità, al di là del rammarico e della preoccupazione che il suo brusco esito finale ha suscitato anche in chi vi parla in quanto Capo dello Stato. I giudizi sui risultati ottenuti in un campo o nell’altro possono legittimamente divergere, e può darsi che si facciano ancor più divergenti, magari nell’imputazione delle rispettive colpe, tra le forze politiche nel fuoco della battaglia elettorale”.

Ma state attenti, sembra dire il Presidente: “È eccessivo mettere in guardia, come in questo momento faccio, perché in quel fuoco polemico non si bruci il recupero di fiducia nell’Italia che si è manifestato negli ultimi tempi in Europa, nella comunità internazionale e negli stessi, pur poco trasparenti, mercati finanziari? Attenzione, in giuoco è il Paese, è il nostro comune futuro, e non solo un fascio di voti per questo o quel partito”.

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