Terzo e ultimo intervento di Giorgio Napolitano al Parlamento Europeo (foto by InfoPhoto) all’insegna dell’autodifesa. Dopo le critiche rivolte al presidente della Repubblica da parte del capogruppo leghista Lorenzo Fontana – lo aveva accusato di aver creato quegli stessi governi fautori di politiche di austerity che ora, secondo lo stesso capo dello Stato, “non possono più reggere”, chiedendone anche le dimissioni – Napolitano ha replicato così:

Gli ultimi due governi non sono nati da un capriccio del Presidente della Repubblica, ma al termine di consultazioni con tutte le parti politiche, dalle quali non sono uscite indicazioni diverse da quella che io ho ritenuto di assumere come decisioni

Il capo dello Stato ha poi spiegato come le politiche di austerity si fossero rese necessarie a causa della crisi finanziaria e dall’impennata dello spread, con un aumento insostenibile degli interessi sul debito pubblico. I suoi interventi, dunque, sarebbero stati motivati dall’esigenza di evitare a tutti i costi una situazione di ulteriore instabilità, come quella che si sarebbe avuta in caso di elezioni anticipate alla fine della scorsa legislatura (da qui il governo Monti) e in caso di assenza di governo all’inizio di quella attuale (da qui il governo Letta).

Napolitano è poi tornato sul tema della situazione delle carceri italiane (di cui si sta discutendo il ddl in Parlamento), giustificando così la scelta del messaggio al Parlamento:

Ho ritenuto di doverlo fare perché su questo tema ci troviamo con le spalle al muro. C’è la sentenza ultimativa della Corte dei diritti dell’uomo: se riterrà che noi non ci adeguaiamo alle sue indicazioni di umanizzazione delle carceri, verranno accolti tutti i ricorsi dei detenuti e lo Stato sarà condannato a pagare cifre enormi, centinaia e centinaia di milioni di euro. Noi siamo tenuti a metterci in regola sulle condizioni minime di vivibilità, innazitutto per ragioni etiche. Dobbiamo evitare il continuo e insostenibile aumento dei detenuti, soprattutto per quanto riguarda quelli in attesa di giudizio

Infine, il presidente della Repubblica ha voluto ribadire la posizione sua e dell’Italia sulla questione dei marò detenuti in India da oltre due anni:

Io colgo qualsiasi occasione di contatto, o prendo io stesso l’iniziativa, con i miei omologhi capi di Stato europei, per parlare dei nostri due fucilieri di Marina, che non erano in India a pescare, né a dare la caccia ai pescatori indiani, ma per partecipare a una missione di lotta alla pirateria riconosciuta a livello internazionale