Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato intervistato da Fabio Fazio per la la trasmissione Che tempo che fa su Rai Tre,

Tema principale del colloquio del capo dello stato con il conduttore televisivo l’Europa in vista delle elezioni del prossimo 25 maggio, “Talvolta si ha l’impressione che l’Europa per molti rappresenti soltanto la politica di austerità degli ultimi cinque anni”, ha detto il capo dello Stato, “Ma l’Europa è nata sessant’anni fa ed è servita in primo luogo a garantire la pace nel cuore dell’Europa”.

Sull’antieuropeismo non una vera e propria condanna ma una spiegazione del fenomeno, “C’è delusione perché di fronte a una crisi di cui non c’erano precedenti nel mondo da molti decenni, l’Unione ha reagito tardi, ha reagito tra molte difficoltà e in modo anche discutibile, e non è riuscita a stabilire un rapporto più diretto coi cittadini, innanzitutto in termini di informazione, di comunicazione come base di un coinvolgimento, del sentirsi in qualche modo partecipi delle decisioni e delle scelte che venivano fatte. Questo è un grosso tema che è oggi all’ordine del giorno”, le parole del presidente della Repubblica che ha una preoccupazione, “Se si avessero forti rappresentanze euroscettiche nel Parlamento europeo diventerebbe più faticoso il cammino. Io non credo ad un’Europa che torni indietro, anche con tutti coloro che arrivassero”. (foto by InfoPhoto)

Secondo il presidente Napolitano, “la controffensiva europeista deve partire dalla forte valorizzazione di quello che si è costruito in Europa in questi sessant’anni. Non solo c’è stata la Comunità europea intesa come comunità economica, non solo c’è stato il mercato comune, non solo ci sono state tante relazioni di carattere economico-sociale, ma si è costruito un diritto comune ed è una cosa straordinaria. Ciò che è scritto nei trattati è irrinunciabile”.

Quindi un messaggio ai partiti che devono mettere al centro l’Europa in questa campagna elettorale: “Gli interessi elettorali o politico-elettorali dei singoli Paesi hanno sempre pesato molto, troppo, nelle elezioni per il Parlamento europeo. Si è finito per parlare molto più di Italia, di Francia, di Germania che di Europa, sono state quasi delle campagne nazionali. Questa volta no, questa volta non si può sfuggire al tema europeo che sarà al centro, magari sarà al centro perché ci sono più avversari del progetto europeo che cercheranno di guadagnare consensi su quella base e bisognerà che i partiti che credono nel progetto europeo e vogliono rilanciarlo, rimotivarlo, anche cambiarlo, non eludano questi temi dando la priorità alle faccende di casa”.

Per quanto riguarda l’Italia e i suoi problemi, la questione del debito: “Quando si parla di necessità assoluta di ridurre il debito pubblico in Italia, non si dice abbastanza che lo si deve fare non perché ce l’ha chiesto l’Europa ma perché è un dovere verso i giovani. Quando diciamo che dobbiamo sbarazzarci di questo fardello pensiamo soprattutto a loro”. Mentre sul lavoro: “Non solo ai giovani bisogna aprire delle prospettive di realizzazione e di lavoro, ma bisogna anche garantire che non debbano continuare a pagare per il debito che hanno contratto le generazioni più anziane”.