In questi primi giorni del 2015 gli esopianeti scoperti dal telescopio spaziale della Nasa Keplero hanno superato quota 1.000, ma non solo: ben tre degli ultimi pianeti extra-solari identificati dal team di Kepler sono potenzialmente abitabili. L’attenzione degli scienziati è rivolta in particolare al nuovo corpo celeste scoperto in direzione della costellazione della Lyra e ribattezzato Kepler-438b. “È il pianeta più simile alla Terra mai avvistato finora intorno a una stella lontana” ha annunciato con entusiasmo Fergal Mullally, del Kepler Science Office della Nasa. “Adesso siamo più vicini alla scoperta del gemello del nostro globo azzurro” ha aggiunto lo scienziato. Kepler-438b ha infatti taglia e temperature che si avvicinano alle nostre: è appena più grande (più 12%) e il termometro segna quasi 60 gradi centigradi. La stella-madre, cui ruota intorno in 35,2 giorni, è circa la metà del Sole, quindi meno luminosa (meno 40 %), ma proprio per questo la distanza di appena 25 milioni di chilometri (sei volte meno della Terra dal Sole) colloca il pianeta nella “zona abitabile”, dove l’acqua potrebbe scorrere in superficie.

La missione di Kepler ha avuto inizio nel 2009, quando la sonda è stata posizionata in orbita intorno al Sole munita di un fotometro ultra sensibile, puntato su una porzione della Via Lattea che comprende le costellazioni del Cigno, della Bilancia e del Dragone. Lo scopo della Nasa era quello di determinare quanto fossero comuni i pianeti nella nostra Galassia al di fuori del Sistema Solare. Per farlo, la sonda ha monitorato per quattro anni tutte le stelle presenti nel suo campo visivo entro i 3.000 anni luce, alla ricerca dei piccoli cali di luminosità che indicano il passaggio di un pianeta di fronte ad esse. Con questa tecnica la sonda è riuscita ad identificare oltre 4mila potenziali esopianeti e a confermarne oltre 700. Riposizionata in direzione della costellazione del Sagittario, a dicembre del 2014 Kepler ha scoperto il primo nuovo esopianeta della seconda parte della sua missione: Hip 116454b, una super Terra che però orbita troppo vicino alla sua stella per consentire la presenza di acqua allo stato liquido e quindi della vita come la conosciamo. Diverso il discorso per gli ultimi tre esopianeti scoperti, confermati negli scorsi giorni dagli scienziati della Nasa. Questi corpi celesti rispondono infatti ai criteri di Goldilocks, orbitano cioè nella cosiddetta “zona abitabile” di una stella e sono quindi potenzialmente in grado di ospitare oceani sulla loro superficie. Di questi nuovi pianeti due sono particolarmente simili alla Terra: il primo è il già citato Kepler 438b (distante 475 anni luce da noi), il secondo, Kepler 442b, si trova invece a 1.100 anni luce dal nostro Pianeta ed è più grande della Terra di circa il 30%, ma fa anch’esso registrare una probabilità del 70% di trovarsi nella zona abitabile.

Ogni nuovo risultato che emerge dal tesoro di dati raccolti dal cacciatore di pianeti Kepler, ci porta un passo più vicini a rispondere alla domanda se siamo soli nell’universo” ha sottolineato John Grunsfeld, uno degli amministratori della Nasa, nel suo intervento al Convegno della Società astronomica americana tenutosi a Seattle. Occorreranno nei prossimi mesi analisi più approfondite per studiare le caratteristiche di questi nuovi mondi, intanto gli scienziati della Nasa stanno preparando un nuovo catalogo degli esopianeti, in cui saranno inseriti anche i nuovi dati raccolti da Kepler. “Stiamo cercando di comprendere il nostro posto nell’universo – sottolinea Fergal Mullally – Siamo più vicini di quanto non lo fossimo mai stati alla scoperta di Terre gemelle, che orbitano intorno a stelle come il nostro Sole. È a questi pianeti che stiamo dando la caccia”.