Nel corso dell’Ottocento, grazie al progresso della chimica, agli approfonditi studi sulla sensibilità della luce e alla creazione di nuovi materiali si arrivò alla nascita della vera e propria fotografia.

La dagherrotipia fu il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini (tuttavia non riproducibili). Messo a punto dal francese Louis Jacques Mandé Daguerre da un’idea di Joseph Nicéphore Niépce e del figlio di questi, Isidore, venne presentato al pubblico nel 1839 dallo scienziato François Arago, presso l’Académie des Sciences e dell’Académie des Beaux Arts.

Fu la prima tecnica che permetteva di riprodurre con un processo meccanico e chimico, senza dunque interventi manuali, le immagini che si formano nella camera oscura.

Il dagherrotipo si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui viene applicato elettroliticamente uno strato d’argento, quest’ultimo viene sensibilizzato alla luce con vapori di iodio. La lastra deve quindi essere esposta entro un’ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti. Lo sviluppo avviene mediante vapori di mercurio a circa 60 °C, che rendono biancastre le zone precedentemente esposte alla luce. Il fissaggio conclusivo si ottiene con una soluzione di tiosolfato di sodio, che elimina gli ultimi residui di ioduro d’argento.

Questa tecnica ottenne un notevole e rapido successo, permettendo a chiunque di riprodurre fedelmente l’ambiente circostante. All’inizio erano predominanti i paesaggi e le nature morte, principalmente a causa dei lunghi tempi di esposizione necessari. Con l’affinarsi del procedimento e della realizzazione di obiettivi luminosi crebbero i ritratti e qualche timido tentativo di fotogiornalismo.

Il primo esperimento di dagherrotipia in Italia fu tenuto il 2 settembre 1839 a Firenze.

Gli artisti più attenti e sensibili colsero immediatamente la straordinarietà dell’invenzione della quale iniziarono subito a servirsi non in antagonismo, ma in accordo con la propria pittura.

Fotografi come Felix Nadar si specializzano nella ritrattistica arrivando a sviluppare abilità compositive e di indagine psicologica del tutto analoghe a quelle di un ottimo pittore (foto by InfoPhoto).

La fotografia a sua volta deriva dalla pittura molte regole di composizione e inquadratura , ponendo grande attenzione anche allo studio delle luci e delle ombre. I fotografi iniziarono a lavorare negli ateliers simili a quelli dei pittori accademici per poi trasferirsi en plein air dando origine alle cosiddette “istantanee”.

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