Natale vietato per tutti i sudditi del Sultanato del Brunei: a decretarlo è lo scorso gennaio è stato lo stesso 67enne monarca Hassanal Bolkiah. Il divieto era già stato reso noto durante le festività del 2014, coerentemente con la reintroduzione della sharia, la legge islamica, ma è stato ribadito con forza anche quest’anno.

Chiunque venga trovato a festeggiare il giorno della nascita di Cristo o a esibire i più prosaici segni della sua versione laica (alberi di Natale in primis) è dunque passibile di pene che vanno da una multa pari a circa 20mila dollari fino a cinque anni di prigione.

La proibizione in realtà non è assoluta, essendo infatti consentito a tutti i non musulmani di festeggiare il Natale in maniera privata e all’interno della propria comunità avendo cura di avvertire in precedenza autorità. Il tutto in un Paese in cui la popolazione, ammontante a circa 420mila persone, è costituita per il 65% di sudditi di fede islamica.

Il Ministero degli Affari Religiosi ha diffuso un comunicato nel quale si dichiara che “il rafforzamento delle misure intende contrastare l’atto della celebrazione del Natale in maniera eccessiva e aperta, cosa che potrebbe danneggiare la fede della comunità musulmana”.

Secondo un gruppo di imam citati dal Borneo Bulletin “durante le feste del Natale i musulmani che seguono i gesti di quella religione – come usare i loro simboli come le croci, accendere delle candele, preparare degli alberi natalizi, intonare della canzoni religiose, mandare cartoline natalizie, usare delle decorazione o in ogni caso qualsiasi cosa che possa mostrare rispetto per la religione – vanno contro la fede islamica”.

Alcuni cittadini della monarchia assoluta hanno deciso di contravvenire al divieto di festeggiare il Natale diffondendo sui social media l’hashtag #MyTreedom e pubblicando foto di alberi, decorazioni, cappelli e regali per incoraggiare la richiesta di una maggiore libertà religiosa nel Paese.