Proseguono le ricerche dei superstiti del terribile naufragio nel Canale di Sicilia avvenuto nella notte tra sabato e domenica notte.

L’entità di quella che è stata definita come la più grande strage del Mediterraneo potrebbe purtroppo essere destinata a crescere: se le prime stime avevano fatto scrivere di circa 700 vittime ora dalle dichiarazioni di alcuni migranti sopravvissuti sembra che il triste conteggio possa arrivare ai 950 morti, incluse 200 donne e quasi 50 bambini.

Chiarita la dinamica del naufragio, verificatosi a circa 70 miglia dalle coste della Libia, quindi ancora nelle acque del Paese. Il barcone in questione era partito dall’Egitto dopo aver imbarcato il proprio carico umano nella città libica di Zuara. Il Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera durante la serata di sabato ha ricevuto una chiamata di soccorso dal barcone, in cui si chiedeva aiuto per il completamento della traversata.

In seguito all’avvistamento la Guardia Costiera ha diramato una richiesta di intervento alle navi più vicini, non potendo arrivare tempestivamente vista la grande distanza. A rispondere alla chiamata è stato proprio il mercantile King Jacob, battente bandiera portoghese, il cui avvicinamento alla nave in difficoltà ha indirettamente provocato la tragedia.

Lo spiega Filippo Marini, portavoce della Guardia Costiera: “L’imbarcazione lunga si è ribaltata per il possibile spostamento degli occupanti verso la fiancata più vicina alla motonave portoghese King Jacob”.

Nelle ricerche dei superstiti sono impegnati più di 17 mezzi, sotto la guida della nave Gregoretti, mentre sull’area della tragedia continua a volare gli aerei della Marina e della Guardia di Finanza. Secondo un uomo che è attualmente ricoverato a Catania alla partenza dalla Libia molte persone erano state chiuse nella stiva del barcone, di fatto intrappolandole al momento del naufragio della nave.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha dichiarato che la tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia deve indurre l’UE ad “affrontare queste tragedie senza indugio“, ponendo inizio a una condivisione di responsabilità da parte di tutti e 28 i membri, che per ora è rimasto onere esclusivo dei Paesi del Sud.